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Acciaroli: etimologia del toponimo, esodo del XIII secolo, decadenza e rinascita

17032015 acciaroli foto storica mare
Credits Foto emilio la greca romano
Pubblicato il 17/03/2015

L’etimologia del toponimo. Il termine “Lazzarùlo” oggi, nel dialetto locale, è rimasto ad indicare il paese. Nelle fonti si rileva la presenza delle seguenti attribuzioni: Aczarùlo, Azaròli, Lacciarolo. La guida turistico-culturale dei borghi del Cilento tra storia e tradizione orale “Viaggio nel Cilento”, lavoro curato dallo scrivente e dai colleghi Amedeo La Greca e Antonio Di Rienzo, riservò, nel 1984, la seguente valutazione circa l’analisi etimologica del centro abitato: “Il termine Aczarùlo, nome rimasto nella forma dialettale, deriva dalla parola greca “zale” che significa “tempesta di mare”, e con la “a” iniziale (che in greco è privativa), ci riporta ad un significato che indica la caratteristica del luogo, cioè “senza tempesta di mare”, alla definizione quindi di una postazione non interessata o parzialmente difesa dalle violente “tempeste di mare”. L’abitato e il piccolo promontorio di Acciaroli, ubicato in questa fortunata posizione, così appariva e appare a chi aveva doppiato Capo Palinuro a Sud-Est, o la Punta della “Licosa” a Nord-Ovest. “Più comunemente, ha sostenuto Amedeo La Greca nel 1988, può essere l’individuazione, alla base del nome di Acciaroli, di una località che si contraddistingueva per la presenza di “lazzaroli” (o “lazzaruoli”), arbusti delle rosacee, simili al biancospino. Nulla di più facile che questa seconda ipotesi potrebbe essere quella più attendibile, considerato il fatto che nei documenti medievali le località, il più delle volte, venivano individuate facendo riferimento alle caratteristiche del terreno o anche alla vegetazione prevalente (es. Pioppi, Cannicchio, Celso, Galdo). E? questo probabilmente il caso di Acciaroli, il cui toponimo nei documenti antichi è riportato nella dizione di “Lazzaròlo”, così usata ancora agli inizi del XIX secolo”. Il XIII secolo segnò la fase dell’esodo degli abitanti. A partire dal XIII secolo, quando i saraceni tentarono di attestarsi nella penisola italiana con violente devastazioni anche presso il litorale cilentano, l’indifeso gruppo di anime della chiesetta di “Sancta Maria” furono costrette a trovare riparo, oltre la dogana e la darsena, verso le solitarie colline interne. Le incursioni determinarono il triste esodo anche del casale di San Primo che con l’insurrezione contro il dominio degli Angioini (Guerra del Vespro, scoppiata a Palermo all’ ora del vespro del 30 marzo 1282) si spopolò completamente. Nel corso del Basso Medioevo, il commercio marittimo fu interessato ad una significativa evoluzione. Svariate e rilevanti innovazioni tecniche espansero lo spazio di azione della navigazione (la bussola, il timone centrale di poppa, nuove carte geografiche, dimensioni più ampie delle imbarcazioni). Tutto ciò, comunque, a seguito della drammatica esperienza delle incursioni saracene, almeno temporaneamente per le povere borgate del Cilento costiero, servì a poco. Diverse concentrazioni abitate dovettero adattarsi ad una economia sicuramente differenziata. Vari pescatori per necessità, per oltre duecento anni, si dedicarono prevalentemente all’attività agricola e pertanto si orientarono all’ uso dell’aratro a versoio (carruca), alla scoperta della trazione animale, alla profonda innovazione dell’attacco a spalla. La rivoluzione agricola in epoca medievale aveva assunto molteplici trasformazioni (uso del ferro, mulini ad acqua e a vento, rotazione triennale dei campi ecc.), tante mutazioni quante, anche gli acciarolesi di quel tempo, ne dovettero, quasi sicuramente, acquisire. I borghi interni, in prossimità dell’ameno villaggio marinaro, come San Mauro Cilento e Cannicchio, secondo la tradizione, offrirono dimora a quelle persone che gravitavano felicemente intorno alla chiesa della Badia di Cava e della dogana, gestita dal “tavernaro”, ma di proprietà del Signore di Pollica. La permanenza degli esiliati si affermò per tutto il XIV e il XV secolo.

Nel XVII secolo si affermano decadenza e rinascita commerciale. Mentre nel Seicento l’Italia, in lungo e in largo, attraversò un periodo di decadenza, nel Mezzogiorno peculiarmente, sfruttato dagli Spagnoli, le pesanti tasse e il potere dei baroni proprietari di latifondi frenarono ogni sviluppo economico. In questo clima venne a ristabilirsi il commercio marittimo nel dimenticato e affascinante paesello di mare. La dogana, che fungeva anche da taverna e da locanda, fu riattivata e la marina tornò finalmente ai ritmi della vita originaria.

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