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Ricordo di Antonio La Raina, attore versatile e caratterista intelligente

03042015 la raina
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Pubblicato il 03/04/2015

La borgata di Acciaroli, meta turistica di grande richiamo, da sempre ha ospitato svariate figure del mondo mondano: dalla principessa di Liegi negli anni Sessanta, a Teddy Reno e, negli ultimi decenni il pianista Tiollier, il pugile Nino La Rocca, il cantante Claudio Villa, il giornalista Giuliano Ferrara e tantissimi altri volti noti del mondo politico e culturale. Fra gli amatori della marina, nel crepuscolo serale della sua carriera, per diversi anni ha dimorato in Acciaroli Antonio La Rana, in arte Antonio La Raina. Per diverso tempo in età giovanile Antonio La Raina ha svolto una interessante carriera in qualità di attor giovane nella prosa teatrale in dialetto napoletana. Più volte è stato doppiatore. Agli inizi del 1950 iniziò a lavorare nel cinema. Ha lavorato con Totò. Con il Principe De Curtis ha girato Totò diabolicus e Totò, Peppino e le fanatiche. Si è rilevata la sua presenza nella prosa radiofonica e televisiva RAI. E’ noto, fra l’altro, in qualità di attore dell’allora Compagnia di Eduardo De Filippo.

teatro

I lavori di prosa RAI ai quali ha preso parte sono: Una cadillac tutta d’oro, regia di Guglielmo Morandi, trasmessa l'11 dicembre 1961; De Pretore Vincenzo, commedia di Eduardo De Filippo, trasmessa il 2 febbraio 1976; Natale in Casa Cupiello, commedia di Eduardo De Filippo, trasmessa il 2 febbraio 1976. Numerose risultano poi le opere filmografiche alle quali ha preso parte: Il paese dei campanelli, regia di Jean Boyer (1953); Tarantella napoletana, regia di Camillo Mastrocinque (1953); Questa è la vita, regia di Mario Soldati (1954); Pane, amore e..., regia di Dino Risi (1955); Totò, Peppino e le fanatiche, regia di Mario Mattoli (1958); La duchessa di Santa Lucia, regia di Roberto Bianchi Montero (1959); I magliari, regia di Francesco Rosi (1959); Gli eroi del doppio gioco, regia di Camillo Mastrocinque (1962); Totò diabolicus, regia di Steno (1962); Un mostro e mezzo, regia di Steno (1964); La fabbrica dei soldi, regia di Riccardo Pazzaglia (1965); Letti sbagliati, regia di Steno (1965); Non son degno di te, regia di Ettore Maria Fizzarotti (1965); Delitto a Posillipo, regia di Renato Parravicini (1967); Indovina chi viene a merenda?, regia di Marcello Ciorciolini (1968); I due gattoni a nove code... e mezza ad Amsterdam, regia di Osvaldo Civirani (1972); Squadra volante, regia di Stelvio Massi (1974). La realizzazione del teatro di rivista con Antonio La Raina che merita, fra l’altro, di essere ricordata è: Barbanera... bel tempo si spera, rivista musicale in due tempi di Guido Scarnicci e Renzo Tarabusi, Teatro Sistina a Roma, 11 ottobre 1953. E’ citato da Aldo Bernardini e Claudio G. Fava in Ugo Tognazzi, Gremese editore, Roma, 1978. E’ presente nei Dizionario dei film dal 1945 al 1959 vol.2, Gremese editore, Roma, 1991 e nel Dizionario dei film dal 1960 al 1969 vol.3, Gremese editore, Roma, 1992.

L’amore per il mare e la bellezza naturale del sito lo indussero insieme alla sua compagna, Maria Grazia Trifari, a vivere negli anni ’80 del secolo scorso, nella suggestiva marina di Acciaroli, una lingua di terra del territorio cilentano che protende nel Tirreno. Un reciproco rapporto di stima e di amicizia con Antonio La Raina, segnarono gli anni giovanili dello scrivente, allor quando forte era la passione per il palcoscenico e notevoli i sogni che un giovanotto della marina aveva nel cassetto.

la raina
Grazie alle sollecitazioni dello scrivente, Antonio La Raina, offrì parte preziosa del suo tempo per allestire diverse rappresentazioni teatrali con un pugno di giovani inesperti ed entusiasti della borgata. Mi investiva sistematicamente del ruolo di protagonista. Si offrì come qualificata e amichevole guida per la messa in scena di alcune Commedie del grande maestro del teatro partenopeo. Ma, per meglio radiografare il nostro, vediamo più da vicino il suo profilo, con il contributo di un “pezzo” dello scrivente, curato per il “Giornale di Napoli”, nel lontano dicembre 1993, quando ancora più intensa era l’ attività giornalistica per quotidiani e periodici. Il contenuto dell’articolo che vogliamo proporre è solo una minima parte dei lunghi temi colloquiali che l’attore trattava con chi scrive durante le piacevoli e amichevoli passeggiate in Acciaroli. Antonio La Raina allora aveva compiuto, solo da qualche mese, l’età di settantadue anni. E’ stato attore versatile e caratterista intelligente. Nel trentennio che va dal 1940 fino al 1970 girò almeno quaranta films, partecipò a venti commedie e a diverse riviste sketch per il piccolo schermo. Lavorò, come elencato accuratamente, con Totò, De Sica, Sofia Loren, Eduardo e Peppino De Filippo, Sordi, Tognazzi e le Kessler . Ma andiamo a rispolverare quelle colonne. Attualmente vive con la terza moglie Maria Grazia Trifari e i suoi due figli. La Raina, tornato dalla guerra, decise di tentare la strada del teatro. Con l’intervento di Titina, sua dirimpettaia, riuscì ad avvicinare Eduardo il quale lo favorì scritturandolo e cambiandogli il nome di “La Rana” in “La Raina”. Iniziava così la sua carriera di attore. Dal 1947 fino al 1952 rimase nella Compagnia con il grande maestro. Dopo la prima esperienza con Eduardo passò alla rivista con “Tarantella napoletana” di Armando Curcio, poi prese parte a “Sette note per sette motivi”; con le sorelle Nava, invece, realizzò “Casanova in casa Nava”; con Tognazzi fu scritturato in “Barbanera bel tempo si spera”. All’ esperienza con Tognazzi seguì quella con Vianello e Walter Chiari. Con Totò aveva un ruolo nell’ultima rivista realizzata dal Principe “A prescindere” e, inoltre, in una decina di films. Per un triennio ha lavorato con Peppino De Filippo. A questa esperienza seguirono interventi in riviste, partecipazioni radio, doppiaggio e cinema. Gli ultimi anni di lavoro li ha svolti con Eduardo realizzando “Natale in casa Cupiello”, “Le voci di dentro”, “Il Cilindro”, “Quei figuri di tanti anni fa” ecc.

Dopo una vita di palcoscenico e televisione, ritirando l’ultima paga per i servizi svolti per la TV, si rese conto che non valeva la pena lavorare a causa delle numerose spese a cui bisognava far fronte e l’esigua retribuzione che si percepiva.

Acciaroli, splendida marina del Cilento, diventò il suo luogo di ritiro. “Eduardo, diceva La Raina, era una maestro severo. Era duro, freddo e distaccato nel rapporto con la sua Compagnia. Potevi stargli accanto quattro anni, ma lui non ti conosceva. Se non lo salutavi gli facevi un piacere! Allora, spesso, aspettavo che lui salutava me” Di Walter Chiari, invece, il nostro diceva di avere il ricordo di un buon amico. “Ricordo, proseguiva, che Walter mise involontariamente in difficoltà Alida Chelli e fu ripreso con un secco “smettila”. A fine spettacolo venne in camerino e chiese scusa. Era sempre scherzoso, spesso gli capitava di andare fuori le righe, ma non è stato mai arrogante. Eduardo, diversamente, sul palcoscenico era intrattabile. E’ di pubblica opinione, ricordava l’intervistato, l’avvenimento che interessò il povero Amedeo Girardi il quale diede una battuta in modo sbagliato. Questi venne pubblicamente fermato in teatro e sollecitato dal maestro alla ripetizione della stessa secondo i criteri dettati dal suo copione, roba da infarto per un vecchio, noto ed esperto attore quale Girardi! Se in palcoscenico capitava di fare una smorfia o una risata fuori posto, era capace di dire a bassa voce: poi mi spiegate questa risata! Ciò rispetto alla nota sbiancata in pubblico era preferibile. Peppino, in termini caratteriali, era uguale al fratello. Presentava l’affinità con Eduardo sia per le fissazioni che per la severità e le cattiverie. Eduardo era caratterialmente più introverso, mentre Peppino, talvolta, assumeva un atteggiamento più cordiale. Con Totò, La Raina, negli anni ‘59/’60 lavorò nell’ultima rivista messa su da Pavone. Totò era avvelenato, dice, perché era una rivista improvvisata con quattro ballerinozze e un copione senza senso. Tutte le sere La Raina si intratteneva con il Principe. Con Luca De Filippo c’era ancora un buon rapporto. Luca è un bravo ragazzo. Che ho visto nascere e crescere. Ricordo, aggiunse, quando la balia lo portava in teatro.

Resta oggi un bel ricordo di un garbato signore della scena con il quale ho mantenuto un sincero rapporto di amicizia ed ho trascorso una breve parte della mia giovinezza nella bella marina di Acciaroli, mia culla natia ove ho vissuto sogni e aspirazioni.

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