Cilento Notizie - Cronache Cilento
logo
Cilento Acciaroli Agropoli Casal Velino Castellabate Capaccio Marina di Camerota Palinuro Pollica Sapri Vallo di Diano Vallo della Lucania Salerno
Ambiente Attualità Avvisi Cultura Cronaca Dal comune Concorsi Economia Salute Spettacoli-Eventi Sport Politica Tecnologia Lavoro

Intervista a Vincenzo Cavaliere, uno dei protagonisti di Giovivendo Tribute

Si chiama Vincenzo Cavaliere, classe ’92 e viene da Licusati, nel comune di Camerota.

03012017 vincenzo cavaliere
Credits Foto
Pubblicato il 03/01/2017

Vincenzo sarà uno dei protagonisti di Giovivendo Tribute, che si terrà ad Abatemarco il 6 gennaio, dove vari artisti cilentani proporranno dei tributi a cantautori e band italiane (fra le varie, Aftehours, 24 Grana, CCCP/CSI, Vinicio Capossela, Pino Daniele).

Vincenzo sarà presente anche all’anteprima dell’evento, che si terrà presso il Draft di Vallo della Lucania il 5 gennaio, tappa durante la quale, oltre a brani degli Aftehours, eseguirà alcuni suoi inediti.

Per l’occasione gli abbiamo fatto qualche domanda.

Ciao, Vincenzo: prima di tutto presentati ai nostri lettori.

Ciao a tutti: mi chiamo Vincenzo Cavaliere, ho 24 anni e vengo da Licusati, un piccolo paesino del Cilento. A 7 anni mio padre mi regalò una batteria (fu il mio primo strumento): iniziai così a fare casino senza nessuna base metodica su una Planet nera; poi, negli anni, tra progetti musicali scolastici, ho conosciuto strumenti come tromba e violino, i quali mi hanno avvicinato alla musica classica e allo spessore artistico-musicale dei vari compositori, facendomi capire che la musica poteva essere una scappatoia dalla tristezza. A 11 anni mi trasferii a Valmontone, dove a 12 anni ho incontrato il punk e le sue ragioni: il primo brano rock della mia vita fu dei Ramones, “Blitzkrieg Bop”. Iniziai ad ascoltare i grandi nomi del punk e del rock, e una parte della scena Hardcore Punk romana. A 16 anni sono ritornato a Licusati dove ho iniziato a fare musica, sino ad oggi, grazie a persone che mi hanno fatto strimpellare sulla chitarra la mia prima canzone (“Rossocome”, di Giorgio Canali e Rossofuoco). Ora mi ritrovo triste e incazzato.

Suonerai a Giovivendo Tribute il 6, ad Abatemarco, portando un tributo agli Afterhours: come mai hai scelto proprio questa band?

Ho scelto gli Afterhours per la difficoltà nel cantare le loro canzoni, perché amo cantare brani dove posso cacciare fuori tanta voce e urlare cose sensate. Sono un gruppo che mi piace molto per il loro miscuglio di delicatezza e rabbia; inoltre i testi sono profondi, Manuel Agnelli usa l'italiano in un modo elegantissimo, secondo me.

Il 5 sarai invece al Draft di Vallo della Lucania, per l'anteprima di Giovivendo, dove farai ascoltare anche qualche tuo inedito: parlaci un po' del tuo progetto solista.

Il mio progetto solista, MUSICA PER PERSONE TRISTI, nasce dalla voglia di fare qualcosa che mi rappresenti individualmente, poiché ho avuto sempre band fatte con amici che alla fine personalmente mi hanno lasciato solo l'amaro in bocca. I brani sono stati scritti negli anni, le musiche negli ultimi mesi. Ho trovato l'ispirazione grazie a una persona speciale che ho incontrato, la quale mi ha spronato indirettamente a fare questo album che sarà solo una prova per me stesso. Voglio capire se sono cresciuto a tal punto da creare qualcosa che possa trasmettere le mie stesse emozioni a chi ascolta i brani. I miei brani sono perlopiù tristi, la voce è annoiata, perché io amo la tristezza nella musica: le canzoni tristi mi fanno sentire felice. Voglio riscattarmi da persone che della mia passione per la musica non hanno mai capito lo spessore. Io ho un rapporto di odio e amore con essa: non mi interessa chi la fa, ma come è fatta, per quale scopo; e poi, ovviamente, anche per le qualità artistiche di ogni artista. Amo chi la fa per amore, odio chi la fa solo per guadagno; ma se uno guadagna e fa bella musica per me lo merita: gli Afterhours sono tra questi, non posso non amare la loro musica, sono obbiettivamente un gruppone, anche se loro ormai sono nella nicchia degli artisti che muovono molti soldi.

Progetti attuali e futuri?

Spero di riuscire a trovare una sistemazione che mi garantisca una stabilità mentale e economica. Non ho grandi progetti, non sogno di essere una rock star, la musica mi serve per esprimere al meglio il mio lato emotivo, cosa che diversamente non so fare. Mi piace lavorare, amo stare dietro il bancone del bar, è appagante. Quando qualcuno entra in un bar è come quando io prendo in mano la chitarra: chi entra sa che si sentirà bene, che si troverà a suo agio, ma alla minima cosa fastidiosa che trova scappa via, perché ciò che ti fa sentire a tuo agio a mio parere deve essere sempre come vuoi tu; appena cambia, ti perdi, e vuoi scappare via. Io, come chi entra in un bar, se quando ho la chitarra in mano trovo qualcuno che rompe e mi prende per un juke-box, poso la chitarra, mando a quel paese il tipo e vado via.

locandina

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Seguici
Si raccomanda di rispettare la netiquette.
 
Selezione Video smartphone