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GERARDO MAROTTA, l’ultimo dei “giacobini” napoletani

Umanista e grande uomo di cultura, nei difficili anni della sua vita, tradito da un potere senz’anima indifferente ai saperi ed alla cultura.

14022017 gerardo marotta
Credits Foto Augusto De Luca [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Common
Pubblicato il 14/02/2017
foto autoredi | Blog

I927 – 2017 sono le date di nascita e di morte di un grande italiano. Sono gli anni in cui è nato l’avvocato Gerardo Marotta, l’ultimo “giacobino” di Napoli, che a novant’anni, nel 2017 ci ha lasciati, con tanta sofferenza nel cuore e con un vuoto di valori umani, difficile se non impossibile da colmare, considerati i tempi tristi e dal sapere negato, in cui viviamo il nostro tempo sempre più disumano.

Gerardo Marotta, l’avvocato Gerardo Marotta, l’ultimo giacobino di Napoli, non è più di questa Terra. Non è più tra Noi; purtroppo ci ha lasciati nel sofferto dolore di una scomparsa umana dall’eredità scomoda, di cui è assolutamente difficile trovare in altri della Terra napoletana e non solo, il grande continuatore del pensiero libero e soprattutto del pensiero del fare, troppo spesso tradito dai tanti che si sono ostinatamente rifiutati di credere in lui, con un fare spesso dispettoso, ma soprattutto indifferente, negando il sostegno alle sue idee, al suo saggio fare, una grande risorsa per un mondo umanamente nuovo, a Napoli e nel profondo Sud d’Italia, un mondo geografico - territoriale e di umanità silenziose di cui saggiamente Marotta aveva ben capito come cambiarne i destini, promuovendone, prima di tutto, l’uomo come uomo di libertà.

Come giacobino del ventesimo-ventunesimo secolo, andava saggiamente pensando al risveglio di una Rivoluzione umana su basi assolutamente pacifiche, affidata alla cultura ed ai valori del sapere con il protagonista di sempre nell’homo sapiens, capace di illuminare il popolo, anche se silenzioso ed indifferente a tutto, accompagnandolo per mano, nella grande conquista umana dei valori della libertà, finalizzati al bene pubblico ed al vivo e comune desiderio di giustizia che è parte di tutti Noi.

Sono valori fondanti, fondamentali per l’uomo di tutti i tempi; sono valori che Gerardo Marotta, l’avvocato Gerardo Marotta, fece suoi e cercò di difendere e di diffondere a piene mani, senza spesso riuscirci nella sua bella Napoli, una città che, nonostante le tante sofferenze ricevute, si è portata sempre nel cuore fino alla morte amandola, da grande napoletano dei saperi condivisi, da napoletano di un mondo nuovo che, nel corso della sua vita, senza risparmiarsi mai, ha sempre proposto alla sua gente, indicandone la strada giusta da seguire.

La grande, pacifica rivoluzione che Marotta, il giacobino, l’ultimo dei giacobini, ha sognato per Napoli, aveva le sue radici profonde, prima di tutto e soprattutto, nei saperi, nella cultura, nella conoscenza e nel libro, un’arma grandemente rivoluzionaria che tanto può, per cambiare i destini del mondo ed a cui Gerardo Marotta ha dedicato tutto di sé, con grandi sacrifici, mettendone insieme un ricco patrimonio di ben 300.000 volumi, affidati al Palazzo Serra di Cassano trasudante, pietra su pietra, di quei valori di libertà giacobina che hanno caratterizzato il lungo cammino dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, un Istituto - patrimonio italiano, caro al mondo del pensiero che conta, sia italiano che europeo e di tante parti del mondo, con tanti saggi pensatori del tempo marottiano ospiti dell’Istituto, in occasioni importanti di confronti e dibattiti con al centro la cultura, i valori ed i saperi ed i tanti problemi dell’UOMO del nostro tempo.

Marotta, con grande, instancabile forza, era l’onnipresente nelle tante iniziative dell’Istituto e sempre più spesso, anche fuori dalle sue sacre mura, portando al territorio campano ed oltre per l’Italia, il buon verbo della cultura per l’uomo nuovo, in un tempo di profondi cambiamenti umani, con alla base i valori portanti della libertà e della crescita diffusa attraverso i saperi, partendo dalla storia, che portarono l’avvocato ad occuparsi di cultura come progetto di nuova vita, con idee che, cammin facendo, diventavano idee oltre che condivise, idee del fare, soprattutto per il Sud; per il Sud bisognoso di riscatto e di crescita umana da e per l’uomo, progettando percorsi itineranti di eccellenze informative e formative, attraverso il passato storico delle Mostre (la più importante in assoluto “La Repubblica napoletana del 1799”) e le Scuole estive dell’Istituto distribuite in rete, nelle province campane ed anche in altre realtà meridionali contermini alla Campania.

Non posso, ripercorrendo questi eventi/testimonianze di un passato ultraventennale, non ricordare la mia stessa presenza a fianco di Gerardo Marotta nella Scuola estiva di Ortodonico Cilento, promossa dall’Istituto Torre Antica Cilento-Elea, con l’eccellente regia dello staff napoletano dell’Istituto di Marotta, sensibilmente attento a curarne i programmi ed i loro contenuti, affidati all’organizzazione - gestione degli organismi associati in rete che ne concretizzavano attivamente ed intelligentemente i percorsi.

Ortodonico era una Scuola responsabilmente presente e ricca di entusiasmo nell’organizzazione dei percorsi formativi e culturali per, come andava dicendo Marotta, creare le coscienze critiche dei giovani meridionali, per un nuovo Mezzogiorno che per crescere doveva necessariamente arricchire i suoi giovani di saperi, di conoscenza, di cultura umana della libertà e per la libertà.

Ad Ortodonico, così come ampiamente documentato, con sede nella storica Torre Medievale, il duale lavoro d’insieme dell’Istituto per gli studi Filosofici di Marotta con l’Istituto Torre Antica Cilento-Elea, organizzato e gestito dal sottoscritto, l’impegno e l’esperienza napoletana di offerta culturale per far crescere i territori e la sua gente, soprattutto i giovani, diede concretamente i suoi importanti frutti; diede i suoi buoni risultati, con grande compiacimento e riconoscimento da parte dell’avvocato attento ed il più possibile presente sui territori nelle Scuole Estive che considerava sue dirette creature ed a cui non faceva mancare l’impegno del suo giacobinismo libertario e fortemente carico di valori umani, che considerava l’anima giusta e saggia per un Nuovo Mezzogiorno, protagonisti soprattutto i giovani che, attraverso le Scuole, si pensava di arricchire di valori e di cultura d’insieme per nuovi percorsi di vita meridionale.

Erano gli anni in cui l’illuminata cultura meridionale, con Marotta capostipite, faceva intelligentemente i suoi primi importanti passi tra la gente, per una crescita possibile ed utile al saggio giacobinismo delle libertà umane.

Ricordo la presenza improvvisa di Gerardo Marotta in una calda sera d’agosto, a chiusura delle attività della Scuola estiva. A tarda serata, con un taxi da Napoli, arrivò nella magica piazza dei saperi di Ortodonico, dove la gente numerosa, affascinata dal percorso del nuovo culturale offerto soprattutto ai giovani, si dava con entusiasmo, al protagonismo di un insieme umano che si pensava sempre più possibile anche nelle periferie del Sud; tanto, ben utilizzando il sapere ed il fare di un mondo nuovo affidato soprattutto ai giovani, attenti protagonisti di futuro nelle terre dei padri.

Utopie, sogni, speranze, certezze, insieme, per un nuovo umanamente possibile. Un cammino di speranza e di volontà del fare che Marotta, proprio ad Ortodonico, parlando alla gente ed ai giovani in particolare, con grande, determinata ed entusiastica partecipazione ebbe a lanciare forte il suo grido-appello di uomo libero ad altri uomini campani, ancora inopportunamente più sudditi che cittadini di una Terra dell’Essere, purtroppo maltrattata e poco libera.

“Cari amici di Ortodonico, cari giovani del Cilento, è un vostro diritto vivere da protagonisti e non da sudditi sottomessi, la vostra vita di saggi uomini della Terra dell’ESSERE; è un vostro diritto sentirvi ed essere UOMINI LIBERI. Per tale umanità nuova necessariamente da raggiungere, ci sono prima di tutto, i libri; ci sono i saperi ed i valori umanamente insostituibili della cultura per l’uomo, a cui, soprattutto, voi giovani vi dovete saper rivolgere, in quanto non ne potete fare assolutamente a meno. Dalla cultura e dai saperi, dipende la vostra vita; dipende la vostra libertà; dipende il vostro futuro. Amate la cultura! Amate la vostra umanità di uomini liberi! Con questo vostro saggio fare, oltre che individuale, d’insieme partecipato e solidale, sarete saggiamente protagonisti di futuro”.

Una grande lezione, un grande messaggio per grandi, grandissimi obiettivi per l’uomo in generale ed in particolare per l’uomo del Sud da sempre storicamente tradito ed abbandonato a se stesso.

Mi sentivo orgoglioso di aver conosciuto ed avuto per maestro di vita, un uomo oltre che saggio e giusto, soprattutto, portatore di grandi valori di umanità e di libertà, così come espressi e vissuti da Gerardo Marotta.

Mi sentivo orgoglioso di averlo maestro di vita ed amico con cui camminare insieme. Mi sentivo un uomo libero e grandemente fortunato per aver ricevuto nella vita grandi, grandissimi regali di umanità; di un’umanità saggia ed in sè eccellente, un grande patrimonio-ricchezza da condividere per cambiare il mondo. Mi sentivo orgoglioso e fortunato per il dono di grandi uomini, parte della mia vita di impegno umano e culturale.

Oltre a Gerardo Marotta, avevo in quel grande periodo della mia vita un forte rapporto di umana amicizia con DANILO DOLCI, il Gandhi italiano, con una vita vissuta per gli ultimi della Terra, da riscattare e restituirli alla loro dignità di uomini.

Attivo il mio percorso di vita culturale con il sociologo triestino, trasferitosi a Palermo, per lottare contro le ingiustizie del Sud, dai diritti sempre più negati a chi, tanti, non avevano né dovevano avere la dignità di uomini che Danilo, nell’amara Terra di Sicilia vedeva possibile, attivando un nuovo educare, con cui realizzare un reciproco adattamento creativo, tra adulti e giovani, come possibile importante risorsa di “altro futuro”.

C’è stato in Marotta un grande anelito di vita per la comprensione del mondo e dell’uomo; tanto, a partire dall’universalità del mondo senza spazio e senza tempo di Napoli e dei napoletani, a cui con un grande fare da uomo saggio l’avvocato rivolge sempre il meglio di se stesso, nel suo anelito per la libertà; un sacro anelito che lo accompagnerà per tutta la vita, legandolo alla cultura ed al suo fortemente umano rapporto con l’altro, in quanto UOMO.

Gerardo Marotta ha rappresentato una grande voce umanitaria del nostro tempo; una voce del mondo, ben oltre i confini stretti del mondo napoletano, un mondo magicamente incarnato nella sua Repubblica Napoletana del 1799.

Quella di Marotta è stata una voce del nostro tempo, assolutamente fuori dal coro; una voce, assolutamente diversa dalle mode intellettuali del nostro tempo.

Il più grande valore di vita di Gerardo Marotta è stato quello dell’onestà, prima di tutto con se stesso; un uomo senza eccessi, saggiamente umanitario e dentro di sé, per come si andava esprimendo, fortemente convinto che nel mondo degli uomini, esiste una parte inumana di umanità; tanto, a partire da Napoli, dove le anime tristi fanno inumanamente male anche a chi non lo merita, sconvolgendo le regole del vivere nel sacro e saggio rispetto dell’uno per l’altro e che per riportarle dal disordine all’ordine, bisogna sapersi appellare ad un idealismo che può venire all’uomo solo da una buona educazione.

Gerardo Marotta è stato un grande per Napoli, per la Campania, per il Sud e per l’Italia che, almeno in morte, devono imparare ad amare così come si conviene e tenerne alta la memoria, ricca di insegnamenti soprattutto per il mondo dei giovani a cui da nuovo umanista del nostro tempo, andava dedicando tutto il suo attivo impegno di intellettuale contemporaneo.

Un intellettuale assolutamente fuori dal coro, sempre protagonista di fronte ai nuovi orizzonti del sapere ed alla nuove frontiere delle nuove sociologie, delle nuove filosofie, delle nuove estetiche e del nuovo umanesimo a cui in tanti si ponevano balbettando, mentre il Marotta giacobino, attraverso un attivo confronto con gli altri del sapere, trovava saggiamente le vie del confronto per mettere ordine al disordine e per fare emergere con forza le sue idee ed il suo pensiero di libertà e di umanità per tutti, preferendo sempre il nuovo dell’anima e del pensiero, andava rivolgendo la sua attenzione di Maestro ai giovani; al mondo dei giovani, custodi ed eredi di saperi, di idee e di un fare condiviso, per cambiare finalmente e per sempre Napoli ed il Sud; tanto, partendo dalla forza d’insieme del mondo giovanile napoletano e del Sud più in generale.

Il suo intramontabile appello di vita tendeva, attraverso saggi percorsi culturali, a rafforzare gli animi dei giovani per andare avanti sulla via napoletana, campana ed italiana più in generale di un’umanità libera, da costruire insieme diventandone, così facendo, protagonista di vita.

Nel parlare, attraverso questo mio percorso di pensiero e soprattutto di testimonianze di un passato che non c’è più ma che va assolutamente ricordato, mi torna in mente l’amico dell’anima Danilo Dolci che instancabilmente come Marotta, senza sosta “Prima che il giorno assimili le stelle, ogni mattina continuo a cercare nel mio silenzio (Esperienze e riflessioni).

Il saggio e buonpensante Gerardo Marotta viveva la sua vita terrena con una grande sofferenza nell’anima per le condizioni umanamente diffuse di rinuncia alla storia ed ai valori umani, con una forte crisi di identità del proprio ESSERE e dei propri valori, un grave danno per il progresso e per le libertà umane, un diritto di tutti, senza mai dover rinunciare, così come capitava e capita sempre più spesso, alla propria storia ed alla propria identità, una grande risorsa umana assolutamente da conservare per il futuro degli uomini. Tanto, in una Terra ammalata di UOMO con gravi e crescenti sofferenze umane, il frutto di un fare miope degli uni contro gli altri, facendosi sempre più un male da morire.

La causa scatenante per un diffuso nanismo umano e culturale; un nanismo che proprio non piaceva al nostro Gerardo Marotta, un protagonista titanico impegnato a combatterlo, senza mai tirarsi indietro, usando sempre l’arma virtuosa della cultura e dei saperi ed evitando il populismo forcaiolo della parola spesso senza senso di chi, con pochi interessi concreti per la soluzione dei problemi, ha in questo nostro malcapitato Paese, pensato di lucrare per sé, approfittando del clima del diffuso scontro soprattutto mediatico di un parlare contro, sempre più spesso senza senso, degli uni contro gli altri.

Questo modo di pensare e di fare inutile, se non dannoso per l’Italia, era assolutamente indifferente a Gerardo Marotta che riteneva giusto ed opportuno, per cambiare l’Italia, restituendola al futuro, percorrere altre e più sagge strade, nell’unità di un’umanità d’insieme, unita dalla cultura e dai saperi, pilastri di un mondo nuovo; pilastri di un nuovo italiano.

La sua presenza sulla Terra, di uomo saggio e giusto assolutamente fuori dagli schemi, è stata e sarà anche nel futuro, una grande risorsa umana per costruire nuovi percorsi di vita possibili, volendoli, anche a Napoli, in Campania e nel Sud più in generale, dove Marotta da uomo di cultura, vedeva la rinascita possibile, solo attraverso la crescita culturale diffusa, un grande attrattore di umanità nuova e di sviluppo possibile.

Marotta, ci ha fatto sognare in vita; ci ha fatto sognare il cambiamento possibile, oltre che giusto ed atteso prima di tutto, per Napoli, per la sua Napoli, tanto amata, unitamente alla sua gente, ricevendone spesso amare e tristi delusioni per i tanti tradimenti inopportunamente ricevuti.

Con questo mio percorso di pensiero-testimonianze a ricordo di Gerardo Marotta scomparso, ma per me vivo come non mai prima, intendo ricordare agli altri di Napoli, della Campania, del Sud d’Italia, la figura di un uomo importante; di un uomo da non dimenticare mai e da non cancellare mai dalla memoria individuale e collettiva, per il patrimonio di saggezza che ci ha lasciato e che ci serve come utile e prestigiosa risorsa per costruire un futuro umanamente e socialmente nuovo.

Le mie testimonianze umane, così come mi vengono alla mente, restituite dalla memoria, vanno assolutamente oltre il semplice ricordo di un momento; sono, tra l’altro, percorsi di un sapere condiviso che nessuno e niente può cancellare e che in sé funziona come grande risorsa umana e culturale per un nuovo umano e culturale, a partire da se stessi.

Come non posso opportunamente ricordare la mia proposta unitamente a quelle di altri, per la nomina di Gerardo Marotta a Senatore a vita di nomina presidenziale.

Nonostante che il “Gerardo” italiano fosse saggiamente caro a tanti e non poco anche alle istituzioni del nostro Paese, una saggia scelta in tal senso, gli venne inopportunamente negata.

Lo smanicamento di facciata, non diede mai i suoi buoni frutti e tanto meno la concretezza di una carica che avrebbe potuto dare e non poco, concretamente, i suoi buoni frutti; purtroppo, si è trattato di frutti negati al bene italiano comune che solo gli uomini saggi e giusti possono costruire pietra su pietra, determinandone i percorsi utili al futuro e quindi al cambiamento nuovo, necessario per non morire.

Continuando con le testimonianze-ricordo di percorsi culturali condivisi, voglio ricordare tra l’altro, la mia recente disponibilità ad ospitare nella Torre di Ortodonico sede, dell’Istituto Torre Antica Cilento-Elea, un piccolo pezzo della grande Biblioteca dell’Istituto; tale disponibilità trovò un gradito riscontro da parte dell’Istituto di Gerardo Marotta abbandonato dal potere napoletano del giusto sostegno pubblico a dare una casa al ricco patrimonio dei 300.000 volumi inscatolati senza certezze di un ritorno d’uso nei giusti spazi di una grande Biblioteca attrezzata per tale uso.

Di tanta inopportuna indifferenza istituzionale Marotta ebbe a soffrirne molto, unendo spesso agli appelli gli anatemi contro l’insensibilità diffusa per la cultura ed il mondo dei Libri, un mondo di saperi caro all’universalità della Terra che in tanti interrogano, per un saggio arricchimento del cuore e della mente, bisognosi ovunque e sempre, di cultura e di saperi.

Voglio ricordare un altro episodio di vita che mi lega a Gerardo Marotta, mio Maestro e guida nel progetto d’insieme di una nuova umanità e del mondo da cambiare, rendendolo, prima di tutto, più saggiamente umano.

Nel mio quotidiano rapporto con Napoli, da Agropoli per Santa Lucia, sede della Regione Campania, di cui ero funzionario dipendente, un giorno, a poca distanza dal triste fatto violento subito da Marotta per mano di rapinatori senza umanità e senza scrupoli, incontrai l’amico Gerardo, provato e fortemente turbato, mentre attraversava a piedi piazza Plebiscito, quasi sotto la Prefettura. Ancora fortemente scosso per l’aggressione subita, con tanta sofferenza nel cuore, ebbe a dirmi “Caro Giuseppe Lembo, mio buon Amico del Cilento, Terra parmenidea dell’ESSERE, è anche questo l’amaro volto della mia bella Napoli. Forse un giorno rinascerà; forse un giorno, la cultura, con la grande e saggia forza dei saperi, la farà rinascere; la farà diventare una città normale; una grande città italiana bella da vedere e da vivere, con la sua gente umanamente libera di viverla in libertà e finalmente protagonista di un saggio futuro d’insieme, con scenari umanamente nuovi e dalla violenza finalmente cancellata e così restituita a città di libertà e dall’identità legata al passato, così come recita lo stemma del Serra di Cassano “Venturi non immemor aevi”.

Io lo ricorderò; io mi ricorderò con animo grato e con un fare di uomo saggio di Gerardo Marotta; dei suoi principi di vita e dei suoi saggi insegnamenti da maestro che non potrà assolutamente essere dimenticato.

Mi auguro e spero che, almeno da morto, le istituzioni facciano il loro dovere per ricordarne la memoria, facendo quelle cose che Marotta chiedeva non per sé, ma per cambiare Napoli, la Campania ed il Sud d’Italia, unitamente ai Sud del mondo dalle umanità sempre più tradite; sempre più abbandonate a se stesse.

Che le testimonianze istituzionali di Aldo De Magistris Sindaco di Napoli e di Vincenzo De Luca Governatore della Campania, non siano solo vuote parole di un momento di comune e partecipata commozione!

Se Gerardo Marotta ha lasciato, come di fatto ha lasciato un vuoto incolmabile, se la sua esperienza umana di intellettuale per la gente è veramente parte di Noi, allora caro De Magistris dai il giusto segnale e riporta ordine nel disordine della disumana ed inopportuna indifferenza riservata da Napoli, dalla Campania, dall’Italia ad un figlio illustre vissuto per lunghi decenni con Napoli, la Campania e l’Italia nel cuore.

Un doveroso richiamo-appello per dare continuità al saggio fare marottiano, a partire dalla sistemazione definitiva della Biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, va rivolto anche a Vincenzo De Luca, Governatore della Campania, se le sue parole a ricordo di Gerardo Marotta nel triste giorno dei funerali non sono state solo dettate dall’occasione.

De Luca deve ricordarsi di quanto detto nel saluto del mondo per l’ultimo giacobino di Napoli -Voglio ricordarle, per ricordarle alle istituzioni se un giorno dovessero essere dimenticate-.

“Noi che abbiamo, ha detto De Luca, responsabilità istituzionali dobbiamo risarcire la sua presenza, la sua vita, il suo sacrificio di quell’attenzione che non abbiamo saputo dare in tutti questi anni”. Non sono solo parole di occasione che possono essere cancellate; che possono essere dimenticate!

Ricordatene, Vincenzo De Luca, Governatore della Campania! Ricordatene, Napoli! Assolutamente non potrai dimenticare l’anima giacobina dell’avvocato che, come ha gridato il figlio Massimiliano ai tanti che assistevano ai funerali, attraverso l’Istituto è diventato espressione di un’identità comune; di una città e di territori comuni, lasciati in grande eredità di pensiero per cui lottare insieme a forte difesa della cultura e dei saperi che ne possono garantire il futuro con un’umanità culturalmente nuova e dal sapere condiviso.

Grazie mio grande amico e maestro giacobino Gerardo Marotta! Oltre a non dimenticarti, oltre a non cancellarti dalla memoria, farò il mio dovere per ricordare la figura di Gerardo Marotta, con il forte impegno umano e culturale che il 27 gennaio 2017, il giorno dell’addio a Gerardo Marotta, è l’inizio di un tempo veramente nuovo; di un tempo che saprà fare di Gerardo Marotta un protagonista del sapere di un futuro ispirato al principio gadameriano del “vivere le idee”, per un nuovo umanesimo, così come nelle testimonianze e nell’impegno marottiano in eredità, per un futuro di libertà, con il trionfo del pensiero che diventa umanità d’insieme che il grande maestro, da illuminista napoletano ha lungamente portato avanti, consegnandocelo in eredità con tutta la sua saggia forza non conformistica, ma fortemente carica di un rinnovato giacobismo della libertà, per un progresso civile così come nel saggio pensiero di Bertrando Spaventa, tanto caro, fino all’ultimo istante di vita, al grande maestro Gerardo Marotta che ne condivise la sua somma libertà, nel suo considerare lo Stato, non più come un “volere organizzato fuori di Noi”, ma come “il nostro volere stesso”.

Al mio dialogo, con Gerardo Marotta, arricchito di testimonianze e di momenti di vita condivisa in nome del saggio essere uomini di questa Terra, animati da tanta, tanta fiducia, in un percorso d’insieme umanamente condiviso, al fine del bene comune, con alla base i saperi universalmente intesi e condivisi, la forza della cultura che ancora e sempre ha in sé la forza per cambiare le cose del mondo, devo necessariamente porre la parola fine.

Tanto, con tanta tristezza nel cuore e con l’impegno di ricordare, Gerardo Marotta, ricordandolo alla memoria del nostro tempo che fa di tutto per dimenticare il suo passato; di dimenticare anche le tante sagge e giuste cose e soprattutto gli UOMINI che non vanno assolutamente dimenticati, perché trattasi di risorse umane e culturali che servono al futuro con le radici nel presente per non cancellarlo a quelli che verranno, lasciandoli così orfani e senza i necessari riferimenti per dialogare con il nuovo del mondo, intersecando le discipline ed i saperi.

La grande eredità di Gerardo Marotta per tutti Noi è “nella continuazione dei saperi”. Un’eredità che l’Istituto farà assolutamente sua, creando percorsi condivisi di una cultura nuova, fortemente vitale ed innervata nella società da cambiare per non morire, come Napoli, coma Campania, come Sud e come Italia che, seguendo gli insegnamenti dell’avvocato magnifico, grande e profondo umanista, troverà la necessaria forza d’insieme per resistere alla decadenza e rinascere a nuova vita, avendo l’Istituto come antidoto all’oscuro umano, sociale e culturale, in un mondo decadente, per il quale, i saperi, i libri, la cultura, le testimonianze del Palazzo sacrario di Serra di Cassano, rappresentano più che una promessa, una certezza di futuro possibile per un nuovo Rinascimento napoletano, campano, italiano e più oltre per le coscienze del mondo a cui, per non morire di UOMO, servono disperatamente nuovi valori umani unitamente a nuovi percorsi di saperi, per costruire con la forza della cultura, un mondo nuovo; un’umanità saggiamente nuova.

Il Rinascimento ed il rispetto umano e del pensiero a cui mirava Gerardo Marotta è un Rinascimento - eredità che, forti del suo pensiero, dobbiamo saggiamente realizzare; tanto, partendo da Noi.

Io, caro Gerardo Marotta, ti ricorderò! Ti ricorderò e farò attivamente la mia parte. Un primo concreto impegno per non dimenticare, sarà quello della Scuola estiva dell’Istituto Torre antica Cilento-Elea di Ortodonico che organizzerà in agosto una Giornata della Memoria dedicata alla memoria del grande umanista - filosofo scomparso, indicando nuovi percorsi di idee per una nuova formazione utile a dare un’anima al Sud silente ed a riscattarlo da una solitudine che uccide, dando soprattutto al mondo giovanile, quel saggio protagonismo umano legato ai saperi a cui tanto credeva Gerardo Marotta, grande uomo di cultura del nostro tempo, fortemente animato da UTOPIA COSTRUTTIVA per cambiare il mondo, costruendo insieme un mondo nuovo.

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