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Il cantautore punk/lo-fi ANTUNZMASK presenta dal vivo il suo nuovo album omonimo a Fisciano e Agropoli

19032017 antunzmask
Credits Foto
Pubblicato il 19/03/2017

Il cantautore punk/lo-fi Antunzmask, originario di Santa Maria di Castellabate (SA), torna sulla scena con un nuovo album omonimo, uscito il 20 marzo, dopo un’anteprima streaming in esclusiva su RockON.

«Questo mio nuovo album è un summit di tutta la mia carriera musicale, ecco perché ho deciso di chiamarlo “Antunzmask”. È un disco che attraversa tutti i generi musicali dei quali sono innamorato, dal punk al grunge, dalla psichedelia al folk. In copertina è illustrato il ritratto del mio primo antenato, un ominide preistorico, l'evoluzione dell' uomo/scimmia che porterà avanti la mia generazione fino ad ora. Il primo Antunzmask della storia».

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“Antunzmask”, un concentrato di psichedelia, stoner, grunge e cantautorato classico, sarà presentato il 24 e il 25 marzo dal vivo con due live a Fisciano (al Novecento) e Agropoli (all’Officina72).

«A Fisciano ho passato 5 anni e mezzo della mia vita, penso gli anni più belli e spensierati della mia esistenza. Lì ho conosciuto quelli che sono diventati i miei migliori amici, i miei compagni di viaggio; lì ho iniziato a suonare e a farmi conoscere, un soggettone con i capelli ricci, perennemente con la testa fra le nuvole, suscitava interesse: “Ma chi è? Anzumask? suona prima folk e poi fa pezzi rumorosissimi! Si disegna le locandine da solo e si stampa e incolla i CD a casa! Ma è un pazzo!”. E, da lì, i primi feedback positivi; da lì i concerti, ero contentissimo quando vi vedevo arrivare, tutte le bevute che ci siamo fatti insieme; da lì la conoscenza di persone che sono entrate a far parte della mia vita.

L'università, i prati, le notti brave, Pizzolano, le storie, alcune finite bene, altre rovinate, il tirocinio alla radio, le marachelle per fumare sempre, le distese azzurre e le verdi terre, il 57, il 10, il freddo dannazione come mi manca, camminate infinite a piedi tra l'università, Mercato San Severino, San Giorgio, Siano. Tutte queste microrealtà erano come tanti pianeti pieni di vita per me. Mi bastava uscire per uccidere la solitudine, la tristezza e l'angoscia. Io, lontano da casa ma circondato sempre da persone squisite che mi facevano sentire perennemente a casa. La maggior parte delle mie canzoni le ho scritte in quel periodo, da quelle parti. La salita, l'energia finita, la leggenda di Don Squaglio, il tornare a casa e trovarsi il letto già fatto e non un macello, parlare alle persone che non sono come te... quasi tutti i versi del disco nuovo hanno richiami alla Valle dell'Irno. Quando sono tornato a suonarci quest’estate e ho ritrovato tutti voi amici, colleghi e fratelli, è stato emozionante. Presentare il disco anche ad Agropoli, invece, è un ritorno a casa vero e proprio. Tutti noi da Santa Maria ci spostavamo verso la movida agropolese, che ha sempre offerto di più, in primis per noi musicisti. Ad Agropoli c’era la sala prove, ad Agropoli c’erano i locali, ad Agropoli c’erano le ragazze, Agropoli meta di filoni a scuola, una piccola città che si differenziava dal paese. Ad Agropoli devo la prima parte della mia formazione musicale, quando suonavo con il gruppo punk Arakìdi. I primi concerti li facevamo lì, in quel circuito; il mio primo seguito è nato proprio lì, ero una testa calda già in adolescenza e cercavo di differenziarmi come sempre dalla massa. Ma non ero solo: tutti i miei attuali colleghi (e soprattutto grandissimi amici) sono di Agropoli. È sempre stato un punto di incontro e confronto musicale ed emotivo, una sorta di Seattle del Cilento, dove ognuno di noi ha raggiunto i propri sogni ed obbiettivi. Peppe Foresta porta il suo blues in giro per l'Italia, Daniele Amoresano ha aperto il suo studio, Luciano Tarullo ci sta rioffrendo, con l'Officina72, tutto quello che negli anni abbiamo perso. Una volta ci stava il Cantiere Sonoro ed ora, dopo anni di vuoto e perdizione, ecco l'Officina72. E siamo partiti tutti dallo stesso punto di partenza: ecco perché non potevo non presentare il mio nuovo album in una piccola città che ha svezzato un po’ tutti quanti noi».

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