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Metanodotto sommerso (Sealine Tirrenica) dalla Sicilia a Policastro: difficilmente realizzabile

09082014 sealine tirrenica
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Pubblicato il 09/08/2014

Nel Golfo di Policatro da qualche tempo vi è agitazione tra cittadini e alcuni amministratori locali a causa del metanodotto chiamato Sealine Tirrenica che dovrebbe collegare la Sicilia con la Campania al di sotto del basso Tirreno per riemergere vicino alla foce del Fiume Bussento. A qualche chilometro dalla costa, nei pressi della località Hangar è prevista una stazione per ridurre la pressione del gas all'interno delle tubazioni che dovrebbero trasferirlo nel Vallo di Diano attraversando anche aree ambientalmente protette.

L'area in esame è pregiata ambientalmente e a vocazione turistica per cui i vincoli che deriverebbero destano motivate preoccupazioni.

La condotta sarà destinata a veicolare verso il continente il gas entrante in Sicilia dai due gasdotti internazionali con terminale a Mazara del Vallo (circa il 30% del gas circolante in Italia) e da Gela (un altro 13% circa); servirà anche a veicolare la gran quantità di gas naturale in entrata dai due rigassificatori in progetto a Porto Empedocle e nel siracusano.

Lungo il tracciato sommerso vi sono alcune 'mine geoambientali' che creeranno seri problemi alla realizzazione del metanodotto e forse non ne consentiranno la costruzione.

Si tratta del Canyon sottomarino di Gioia Tauro e della tettonica attiva di Capo Vaticano che ha causato il disastroso sisma del 8 settembre 1905 con Magnitudo 7 e conseguente tsunami.

A poche decine di metri di distanza dall'imbocco del porto di Gioia Tauro iniziano due rami del Canyon sottomarino che collega la costa tirrenica con il fondale abissale attorno alle Isole Eolie.

Questo Canyon è tristemente noto in quanto il 12 luglio 1977 fu interessato da una enorme e rapida frana sottomarina che causò anche uno tsunami che provocò danni nel cantiere dove si stava costruendo il porto di Gioia Tauro. La frana si innescò improvvisamente in seguito all'accumulo di ingenti volumi di materiali di riporto in mare proprio sulla testata del Canyon. I sedimenti franati percorsero velocemente tutto il canyon fino a disperdersi nella pianura abissale a circa 3000 metri di profondità tranciando anche un cavo telefonico.

I dati circa l'evento si trovano in COLANTONI P., GENNESSEAUX M., VANNEY J. R., ULZEGA A., MELEGARI G., TROMBETTA A., 1992 - Processi dinamici del canyon sottomarino di Gioia Tauro (Mare Tirreno). Giornale di Geologia, 3, 54/2, 209-223 e nel Progetto MaGIC finanziato dal Dipartimento della Protezione Civile nei termini di un accordo di ricerca con l'Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dalle pubblicazioni citate è tratta la figura in alto a destra.

Altro serio problema è costituito dalla tettonica attiva della zona di Capo Vaticano con faglie sismogenetiche in grado di originare eventi di magnitudo 7 come quello dell'8 settembre 1905 che fu seguito anche da uno tsunami. Notizie circa la tettonica attiva si trovano nella pubblicazione 'I TERRAZZI MARINI NELL'AREA DI CAPO VATICANO (ARCO CALABRO): SOLO UN RECORD DI SOLLEVAMENTO REGIONALE O ANCHE DI DEFORMAZIONE COSISMICA'' di Luigi Cucci & Andrea Tertulliani, Il Quaternario, Italian Journal of Quaternary Sciences, 19(1), 2006 - 89-101.

Soprattutto il Canyon attivo rappresenterà un problema insuperabile in quanto inizia sotto costa e termina nella piana abissale per cui la condotta dovrebbe attraversarlo come un 'ponte tibetano' senza garanzia di stabilità e sicurezza.

E' molto probabile, pertanto, che se si realizzerà la Sealine Tirrenica la condotta dovrà riemergere prima del Canyon di Gioia Tauro. Una volta emersa sarebbe più conveniente continuare il tracciato su terra evitando di ritornare ad un percorso sommerso tra il Golfo di Santa Eufemia e Policastro.

In tal modo si eviterebbero i seri inconvenienti ambientali e socio economici tra Policastro ed il Vallo di Diano.

Prof. Franco Ortolani

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