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POLLAIO MEDIATICO E MALI D’ITALIA

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Pubblicato il 09/10/2018
foto autoredi | Blog

Ormai l’invadenza indecente del pollaio mediatico sul disagio italiano è un’invadenza endemica e senza prospettiva alcuna di potercene finalmente liberare.

Tutto questo succede mentre i mali del Paese, i mali legati a quella cosiddetta “macelleria sociale” non danno tregua e rendono sempre più difficile la vita della gente, stanca di soffrire e di essere derubata, da “ladri di futuro” che, da veri professionisti, vanno per la loro strada ed indifferenti costruiscono per loro, grandi ricchezze, grandi privilegi, succhiando da esperti vampiri il sangue della povera gente, dei tanti cittadini indignati che si sentono sempre più in difficoltà a vivere in un Paese, come il nostro, dai barbari privilegi dei pochi a danno dei più che rappresentano la base sacrificale della crescente “macelleria sociale” italiana.

Perché tanto? Perché questo mediatico italiano, assolutamente indecente, alimenta il pollaio di un comunicare che non comunica; di un dialogare che non dialoga; di un confronto che non è confronto e che ha come obiettivo, lo scontro e non il confronto necessario a produrre idee, progettualità e proposte vive per mondi nuovi?

Perché la politica del nostro Paese, in un momento difficile per il Paese ha preferito mettersi da parte, lasciando inopportunamente spazi decisionali ad una rappresentanza di tecnocrati, per altro gerontocrati, non legittimata da nessuno, in quanto figlia illegittima dell’anomalia italiana che ha prodotto il congelamento della democrazia e delle sue regole, per le quali il governo del Paese e le scelte che contano devono essere prese dagli eletti e non da altri.

Ma, per ordine, è opportuno riflettere, prima di tutto, sul pollaio mediatico ed i gravi danni che comporta al Paese, dove la gente indignata diventa vittima di questa o quella rappresentanza formale e sempre più virtuale, che attraverso il video spadroneggia e si pone al centro dell’attenzione facendo credere di essere la voce del popolo, la voce della gente, mentre di fatto parla solo a se stessa, di se stessi.

C’è, a giusta ragione, da chiedersi quale è il vero senso di questa voce stonata ed inutile e quali sono gli obiettivi perseguiti? Verso quale popolo è orientato il predicare mediatico senza senso, assolutamente stanco di subire una comunicazione non autentica e per niente utile a guidare la gente verso le certezze del futuro, partendo dalle verità del presente?

Al pollaio mediatico non interessa niente di tutto questo; interessa tenere viva ed in piedi la sceneggiata italiana, assolutamente indifferente del clima di crisi umana, sociale, economica e soprattutto culturale, che si è abbattuta da tempo sul Paese ed è ormai senza prospettive certe di possibili futuri cambiamenti.

La crisi della comunicazione italiana sempre meno autentica, attenta ad animare il pollaio mediatico, è una crisi profonda; affonda le sue radici nella mancanza di cultura comunicativa, nella mancanza di valori, di etica condivisa, di non conoscenza della storia e dei saperi dell’uomo, senza i quali non si va da nessuna parte; senza i quali altro non c’è che il “pollaio”, la violenza delle parole, lo scontro, con il fine ultimo di prevalere sull’altro, eliminandolo.

Ma come si può essere così ciechi e sordi e non capire l’inutilità, anzi il grave pericolo futuro di un ruolo mediatico che tutto è tranne che comunicazione autentica e che produce una diffusa condizione di confusione umana che fa male alla persona in quanto uomo.

Non è possibile continuare più oltre con le idiozie mediatiche; hanno superato ogni limite, per cui se non si fermano, producono ulteriori gravi danni nelle coscienze della gente, da cui poi è per sempre più difficile uscirne.

Perché insistere? Perché diabolicamente perseverare? Perché non cercare da buoni giornalisti, da intelligenti comunicatori, di percorrere le strade del comunicare autentico, affrontando con i veri protagonisti della società, i tanti problemi dell’uomo del nostro tempo, sottacendo il più possibile le informazioni scandalo ed oscurando i volti impresentabili dei tanti galli che hanno ormai stancato la gente con il loro assolutamente stantio porsi sui problemi che incancreniscono sempre di più e non trovano quelle soluzioni possibili che interessano ciascun cittadino di questo nostro Paese, un Paese umanamente grande, un Paese dalle enormi potenzialità oltre che dalle tante risorse, ridotto ad un indecente “pollaio mediatico” dove il più bravo è chi grida di più?

Questo si deve fare; di questo ha bisogno il nostro Paese e la sua gente, fortemente allarmata per come vanno le cose d’Italia, per come i “ladri di futuro”, hanno ridotto gli italiani, compromettendo soprattutto il futuro dei giovani, gli eredi dell’Italia che verrà, ormai senza certezze, ormai senza alcuna fiducia per il loro domani.

Amici giornalisti, è di questo che vi dovete occupare; è su questi argomenti che dovete porre la vostra attenzione di comunicatori, dimostrando la vostra indifferenza agli imbroglioni di sempre e rivolgendo il vostro comunicare autentico alla gente che oggi diffida di voi, dei vostri proclami, del vostro ruolo di imbonitori asserviti al potere.

C’è da sperare di leggervi e/o di ascoltarvi, come comunicatori autentici, assolutamente distanti dai poteri forti di chi egoisticamente pensa solo a se stesso, controllando proprio attraverso voi giornalisti, le libere coscienze che diventano sempre più coscienze sottomesse.

Un diverso comunicare significa, prima di tutto, occuparsi dell’uomo di oggi; significa dare spazio quotidiano ai grandi temi del nostro tempo, soffermandosi, con la massima attenzione ai diritti della grande famiglia umana (prima di tutto il diritto alla vita ed alla libertà dal bisogno); significa occuparsi di cultura della vita dell’uomo; di cultura della salute, sempre più a rischio per i tanti mali che l’uomo con grande maestria riesce a costruirsi con le proprie mani, come nel processo in atto di crescente avvelenamento della Terra destinata a produrre sempre meno, dell’aria sempre più inquinata e dell’acqua sempre meno disponibile, della salute sempre più a rischio (una pandemia globale, prodotta da un virus di origine globale, sconosciuto ed insensibile all’azione dei farmaci di cui dispone il mondo, potrebbe causare la morte di gran parte degli uomini che abitano la Terra).

Questi sono i problemi dell’uomo di oggi; e di questi problemi che il vero giornalismo deve sapersi occupare, rifuggendo, per dovere etico, la subalternità al potere ed il quotidiano tradimento alla libertà umana.

La comunicazione ha un grande ruolo per il futuro del mondo; deve saper conservare le radici dell’identità e dell’appartenenza per un nuovo protagonismo umano fatto di locale e globale, per effetto di un crescente incontro/confronto allargato a tutte le razze della Terra, sempre meno stanziali e sempre più in cammino, alla ricerca di mondi nuovi e soprattutto di quel diritto alla vita, un diritto ancora negato a tanti uomini parte viva di popoli oppressi e svenduti in libero e disumano mercato della carne umana.

La sovranità dell’uomo del nostro Paese ed in tante parti del mondo è una sovranità assolutamente condizionata; mancano i presupposti essenziali che per tutti, senza distinzione alcuna, sono la libertà ed il diritto alla vita.

La libera stampa deve lavorare per il concreto raggiungimento di questi obiettivi; il vero giornalista deve scrivere per l’uomo e non contro l’uomo, alleandosi con i poteri forti che vogliono una stampa asservita e strumento di una comunicazione così com’è il pollaio mediatico nel nostro Paese ed il giornalismo del consenso truffaldino come potere a favore dei poteri forti.

Gli italiani non vogliono questo; è bene che lo sappiate, cari amici giornalisti della carta stampata e del “pollaio mediatico”.

Gli italiani che fessi non sono, vogliono una stampa libera; una stampa fatta di una comunicazione autentica che porti al protagonismo della gente ed al libero convincimento per scelte condivise, non inquinate da elementi di disturbo, provocatoriamente utilizzati per cambiare il corso della vita d’insieme e le scelte consapevoli di ciascuno.

Il giornalismo che non è questo, è sempre più utile solo a chi lo pensa come trappola per produrre inganni e per catturare le libere coscienze della gente.

Questo giornalismo nonostante il compiacimento di tanti che lo praticano non è un giornalismo per la gente che leggendovi si sente ancora una volta tradita e liberamente sceglie altre vie per informarsi e per realizzarsi nel libero protagonismo.

Oggi il nostro Paese ha bisogno di grande impegno; al primo posto di questo impegno c’è la comunicazione, c’è la cultura, ci sono i saperi e la necessità di promuovere l’uomo.

Con responsabilità e chiarezza, per evitare che muoia Sansone con tutti i filistei, la comunicazione italiana, ricordandosi della nobile appartenenza.

La stampa, come missione al servizio dell’Italia e degli italiani, deve cambiare rotta e sgravarsi dai vincoli di subalternità ai poteri forti; deve pensare positivo e saper pensare, tra l’altro, ad una trasformazione per una più equa ridistribuzione della ricchezza, nel rispetto dei diritti di tutti gli italiani che danno vita a quell’insieme sociale che si chiama Italia.

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