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Le nuove linee guida sulla pedofilia nella Chiesa Cattolica approvate dalla C.E.I.

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Pubblicato il 27/05/2012

Nel documento finale approvato dall’assemblea dei vescovi italiani, al punto cinque si legge:

5. Cooperazione con l’autorità civile: Nel caso in cui per gli illeciti in oggetto siano in atto indagini o sia aperto un procedimento penale secondo il diritto dello Stato, risulterà importante la cooperazione del Vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile. I Vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero. Eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di sibizione o di sequestro.

Nell’ordinamento italiano il Vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di

pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida.

Riguardo tale decisione, “ il piccolo Davide ” esprime delusione, rabbia e diffidenza. Delusione, perché dopo tanto parlare della cosiddetta tolleranza zero auspicata da Papa Ratzinger, l’assemblea dei vescovi, ha approvato un testo troppo tollerante, privo della forza necessaria per estirpare definitivamente la radice della pedofilia clericale. Rabbia perché le linee vengono definite nuove, ma in realtà sono vecchie, in quanto, come prima, non inducono i vescovi a denunciare i fatti illeciti di cui vengono a conoscenza, ma ne autorizzano l’omissione.

La CEI, con queste nuove indicazioni si è limitata a “dare una mano di vernice”, la classica imbiancata, ma per contrastare efficacemente la pedofilia sacerdotale bisogna prima raschiare il fondo, poi passare la vernice. Diffidenza perché, nonostante il numero impressionante di minori abusati dai sacerdoti, la Chiesa non cambia atteggiamento, non si ravvede e continua a mantenere un comportamento anticristiano; stando ai fatti, sembra che il motto di molti vescovi non sia più ora et labora ma ora et abusa.

Ammesso ma non concesso che, non essendo un pubblico ufficiale, il vescovo non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie riguardanti casi di abusi, l’alto prelato riveste anche altre funzioni, come si legge nel preambolo dello Statuto della Conferenza Episcopale Italiana:

1. - Il Signore Gesù ha affidato la Chiesa ai Vescovi, come a pastori e, mediante il dono dello Spirito Santo, li ha costituiti maestri di dottrina, sacerdoti del culto, ministri di governo.

Stando allo statuto della CEI, il vescovo cattolico è un maestro di dottrina, un sacerdote e un ministro della Chiesa di Gesù Cristo, quindi dovrebbe essere coerente con gli insegnamenti del cristianesimo. Riguardo le responsabilità del vescovo, la Bibbia dichiara esattamente il contrario del documento approvato dalla CEI. Dalla Prima Lettera di San Paolo apostolo a Timoteo 3 - Requisiti per l’episcopato: “E’ degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro. Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile …”. Il vescovo deve essere irreprensibile, corretto, impeccabile, inattaccabile. Dalla Lettera di San Paolo apostolo agli Efesini 5:11 “e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente” Quindi il vescovo non è obbligato dalla CEI a denunciare gli abusi, ma è obbligato dalla Bibbia. Non basta essere

chiamati maestri, bisogna che il vescovo sia un buon maestro, che dia l’esempio. Il non denunciare un reato non è indice di una condotta irreprensibile, anzi è un comportamento umanamente inaccettabile e biasimevole; cristianamente inammissibile e assurdo. Un vescovo che non denuncia gli abusi è un falso ministro di Cristo, è un falso maestro. Di seguito riportiamo la reazione di un vescovo della Chiesa Luterana in Germania, che non aveva

denunciato gli abusi di cui era venuto a conoscenza.

Fonte: - Danilo Taiano -

CORRIERE DELLA SERA

- 16 luglio 2010

BERLINO

- Aveva scritto una pagina di storia, nel 1992, quando era stata la prima donna al mondo a essere eletta vescovo della Chiesa luterana. Ieri, Maria Jepsen, 65 anni, ne ha scritta una più modesta e triste: è il primo vescovo protestante tedesco a dimettersi per avere coperto e sottovalutato un caso di violenza sessuale avvenuto nella sua diocesi. « La mia credibilità è messa in discussione – ha detto la signora Jepsen, vescovo di Amburgo – Di conseguenza non mi vedo nella condizione di annunciare la buona novella come avevo promesso dinanzi a Dio». La condotta era stata biasimevole, aveva coperto e sottovalutato un caso di violenza sessuale, ma la reazione è stata ammirevole, poiché coerentemente e responsabilmente ha lasciato l’incarico. La nostra speranza è che tra i vescovi della chiesa cattolica possa prevalere il senso di responsabilità verso la Verità, piuttosto che una cieca sottomissione a regole di uomini; in questo San Pietro è un ottimo esempio: Atti degli Apostoli 5: 29 “Rispose allora Pietro insieme

agli apostoli: Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.”

Alberto Senatore

Associazione Culturale “ il piccolo Davide ” sezione Antipedofilia

 
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