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Gaetano Stella porta in scena Io Speriamo che me la cavo a San Cipriano Picentino

Liberamente tratto dal testo di Marcello D’Orta
REGIA
Gaetano Stella
Sabato 11 Agosto ore 21 San Cipriano Picentino

10082018 io speriamo che me la cavo
Credits Foto
Pubblicato il 10/08/2018
Comunicato Stampa

Si terrà domani sera, sabato 11 agosto, a San Cipriano Picentino, la messa in scena, in piazza, dello spettacolo “Io speriamo che me la cavo” diretto da Gaetano Stella e scritto da Ciro Villano. “E’ la terza volta che mi cimento nello scrivere una storia ispirata ai temi del maestro Marcello D’Orta ed è la terza volta che scopro la forza, la vitalità, l’eterna saggezza insite in quei testi apparentemente sgrammaticati, ma che celano un grande insegnamento di vita.

Il sodalizio con Marcello D’Orta, che negli anni ’90 sbancò il mondo dell’editoria mondiale con milioni di copie vendute, questa volta si è cementato ancora di più, visto che il maestro, oltre a offrirmi altri temi su cui imbastire una nuova storia, ha partecipato attivamente alla stesura del testo.

Scrivere lo spettacolo “io speriamo che me la cavo” è complessissimo perché il punto di vista narrante non è quello di un adulto o di un bambino, ma è quello di un adulto con una leggera sindrome di Peter Pan… Un adulto che non sia cresciuto abbastanza, ma non perché non abbia voluto prendersi le proprie responsabilità, ma perché non riesce a comprendere il mondo che lo circonda con le sue spietate regole di reale crudeltà quotidiana.

La pièce è ambientata in un quartiere degradato della periferia cittadina e narra la storia di un assistente sociale, Alferio, che farà di tutto, anche andando contro le regole burocratiche e quelle del “Sistema”, usando metodi leciti e illeciti, per non far togliere dei bambini alla potestà della loro madre.

Alferio, debole e ingenuo laureato in sociologia, ha un solo difetto: è convinto che nella vita vera, come nelle favole, i buoni vincano sempre e che i cattivi facciano sempre una brutta fine. A lui e alle sue concrete utopie sono affidate, paradossalmente, le speranze dei poveri ragazzi del quartiere, delle madri ridotte al silenzio… “A lui sono consegnate le urla di chi non ha voce.!”

Lo spettacolo vede al centro di tutto il racconto e al centro della scena 5 bambini che cercheranno di aiutare il protagonista a risolvere ogni problema: è scritto con penna leggera e rimarca i gravi problemi di una società allo sbando con ironia e sarcasmo, senza ricorrere alle esagerazioni della fiction - sceneggiata che renderebbe il racconto pomposo e poco credibile.

Ogni edizione di Io speriamo che me la cavo è stata scritta pensando al mondo della scuola e alla sua Mission, e a tutte le difficoltà che tale universo affronta anno dopo anno, tra tagli del governo sempre più drastici, utenze sempre più esigenti, ragazzi sempre meno stimolati e insegnanti sempre più agguerriti e pronti a tutto per di non fallire i propri obbiettivi … Ogni edizione l’ho dedicata a mio padre, insegnante di matematica, che ha dedicato tutta la vita ai suoi ragazzi dentro e fuori le mura della sua scuola”.

Ciro Villano

NOTE DI REGIA

La regia di “Io speriamo che me la cavo”, è stata pensata come un grande “gioco scenico” che vede protagonisti i bambini, unici e veri motori della messa in scena. Da un punto di vista psicologico-emotivo, perché la loro presenza costante nel racconto crea continue motivazioni, riflessioni ed “effetti” grotteschi; e da un punto di vista logistico, perché la scenografia è una grande “scatola magica” che i bambini aprono, chiudono, compongono … per ambientare le varie scene: gli uffici del comune di Napoli, il vicolo del centro storico, il ”basso” della famiglia Ramunno. La voce (anima della città di Napoli), canta bellissime canzoni originali, che danno allo spettacolo il gradevole sapore della commedia musicale. Tutti i “caratteri” dei personaggi, sono stati tenuti lontani dallo stereotipo dello “sceneggiato” (o sceneggiata!), e trattati con la leggerezza dell’ironia che, stranamente, pur mantenendo divertente e gradevole il racconto, ne sottolinea i momenti drammatici, amplificandone il coinvolgimento emotivo.

Gaetano Stella

 
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