Turismo nel Cilento, da 600mila unità a 160mila in 8 anni. L'analisi del senatore Castiello
IN 8 ANNI LE PRESENZE DI TURISTI STRANIERI NEL CILENTO SI SONO ASSOTTIGLIATE RIDUCENDOSI DA 600 MILA UNITÀ A 160MILA UNITÀ.
LA STAGIONE 2024 SI CONCLUDE CON UN BILANCIO TUTT’ALTRO CHE ESALTANTE, IN PARTICOLARE PER QUANTO RIGUARDA IL MESE DI LUGLIO.
Le cause della crisi sono tre: la difficoltosa e a volte persino impervia viabilità, l’incongruo rapporto prezzi-qualità dei servizi, la perdita della cordialità nell’accoglienza.
Sulle due prime cause c’è poco da dire: esso sono sotto gli occhi di tutti. L’entrata in funzione dell’aeroporto di Pontecagnano rischia di risolversi nel l’apertura di una cattedrale nel deserto. Quel che il turista guadagna col trasporto aereo lo perde, con somma algebrica pesantemente negativa, nel percorso dall’aeroporto alla destinazione. Una volta entrato nell’imbuto di Battipaglia-Paestum-Agropoli rischia di rimanervi intrappolato per 2/3 ore. È necessaria un’arteria a scorrimento veloce che assicuri il collegamento tra l’uscita dell’autostrada a Eboli e Agropoli.
Circa il rapporto qualità-prezzi c’è uno scontento generale. Si è arrivati a richiedere somme straordinarie per piatti comuni (e vini comuni). Ma la cosa più grave è lo smarrimento del senso di cordialità nell’accoglienza dei turisti. La proverbiale ospitalità dei cilentani, di cui il calore dell’accoglienza è tipica espressione, spesse volte si è ridotta ad un lontano ricordo.
Sulla viabilità e sul rapporto qualità-prezzi è difficile intervenire, ma si recuperi, almeno, il senso della perduta ospitalità.
