Vallo della Lucania Teatro la Provvidenza “Napoli Nobilissima”
di Maria Rosaria Verrone
di Marisa RussoMaria Rosaria Verrone:
Maestro, ben ritornato a Vallo della Lucania. Delegata dalla giornalista
Marisa Russo di CILENTO NOTIZIE, è un piacere per me intervistarla.
Geppy Gleijeses:
Grazie, è un piacere anche per me.
Maria Rosaria Verrone:
Lei, che è un fantastico attore, autore e regista, allievo prediletto di Eduardo de Filippo, mi può parlare della sua scoperta di un altro grande autore napoletano, Raffaele Viviani?
Geppy Gleijeses:
Ho scoperto Viviani una cinquantina di anni fa, pertanto da molto tempo. Volevo fare l’atto unico di quello che è il capolavoro del teatro napoletano e che vedrà stasera, “La musica dei ciechi”. Lo volevo fare già nell’Ottanta, quindi quaranta sei anni fa, per la “mia prima capocomicale” con Pupella Maggio che già aveva interpretato il ruolo insieme a Franco sportelli. Ma gli eredi dissero di no perché, avendo soltanto 26 anni, ero troppo giovane. Come vede, però, il tarlo mi è rimasto. Quarantacinque, quarantasei anni dopo l’ho realizzato!
Ho interpretato il primo Viviani con “Don Giacinto”, una sola recita, al
Festival di Benevento e Franco Quadri, il grande critico, scrisse “Gleijeses
Viviani, un Miracolo!”, lo spettacolo piacque tantissimo. Don Giacinto è
un bozzetto drammatico meraviglioso di Viviani che non si è mai proposto
in epoca recente. Certamente, io lo feci nel Duemila ma nei 25 anni successivi, né in quelli precedenti non è mai stato riproposto e quindi non
lo conosce nessuno. “La musica dei cechi” è stato presentato altre volte ma
mi permetto di dire che questa è un’edizione straordinaria che ha avuto un
successo notevolissimo e continua ad averlo. Consigliato dal Solo 24 ore
come lo spettacolo dell’anno! Sono molto contento.
Maria Rosaria Verrone:
Viviani, utilizzando il teatro, ha voluto capovolgere la critica negativa sull’arte dell’arrangiarsi, che di solito si fa a Napoli, in capacità positiva di reazione. Cosa pensa al riguardo e ciò sarà evidente in “Napoli Nobilissima”?
Geppy Gleijeses:
“Napoli Nobilissima” è un titolo che ho dato io a questo spettacolo e che raccoglie due atti unici e come Giuseppe Patroni Griffi scelse “Napoli notte e Giorno”, io ho scelto Napoli Nobilissima. Non ha niente a che vedere con la rivista crociana che si chiamava anche così. In realtà Napoli è, senza dubbi, una città di per sé nobilissima anche nel suo sottoproletariato che viene raccontato da Viviani e che qui vedremo in
entrambi gli atti. C’è una sorta di nobiltà, di una fatica di esistere e impossibilità, a volte di sopravvivenza in mezzo ai soprusi, alla cattiveria,
alle miserie umane però, comunque una grande, straordinaria nobiltà di
fondo, anche nella cosiddetta arte dell’arrangiarsi.
Maria Rosaria Verrone:
nel 2022 ci sono stati atti di vandalismo contro la statua di Viviani nel suo paese natio, Castellamare, gettata in un’aiuola, forse per un errore della data di nascita del grande artista, come si dice. Vorrei il suo parere a tanta violenza ed anche per l’indifferenza generale in cui si è svolta la vicenda.
Geppy Gleijeses:
In realtà non l’ho saputo. Le posso dire che “La madre degli idioti è sempre incinta”, per cui succedono questi fatti incresciosi che non dovrebbero mai succedere. Poi, soprattutto, a Castellammare, per il
loro concittadino più illustre!
Maria Rosaria Verrone:
Il suo cognome straniero, alcune fonti dicono tedesche, altre olandesi, agli inizi di carriera, le ha presentato difficoltà per inserirsi nel teatro napoletano?
Geppy Gleijeses:
origini olandesi. No, non ho mai avuto particolari problemi. Avrei potuto scegliere un nome d’arte ma non l’ho voluto e sono andato avanti con questo.
Maria Rosaria Verrone:
Ha qualche rapporto con la cultura olandese?
Geppy Gleijeses:
Nessun rapporto e sono pure stato in Olanda più volte.
I miei antenati all’epoca di Carlo V, parliamo del Cinquecento, vennero in
Italia e d’allora, stranamente, poiché spesso si trasformano i cognomi, ad
esempio Bernard si è trasformato in Bernari, e si potrebbero fare pure altri
esempi, il nostro non si è mai modificato nel corso degli anni
Maria Rosaria Verrone:
Si è laureato in tre anni ed una sessione con il massimo dei voti, però quando suo padre le consigliò di sostenere gli esami per procuratore, rispose di voler fare l’attore. Che cosa potrebbe consigliare a quei figli che decidono di intraprendere la professione di attore, pur sapendo di deludere i desideri dei propri genitori?
Geppy Gleijeses:
Io ho fatto quello che volevo. È chiaro, questo è un mestiere che bisogna averlo nel sangue ed è di gioie infinite, oltre di difficoltà. È una questione di scelta, io poi ho scelto quella del teatro.
Avrei potuto continuare nel mondo del cinema, ho partecipato in 12 film
ma per me il teatro era ed è la vita. Io sono poi anche imprenditore, ho dei
teatri, uno comprato di recente, il più importante teatro di Roma che è il
Quirino Vittorio Gassman. Faccio come Eduardo il Capocomico, sono
l’ultimo Capocomico…il resto sono agenti che sbattono in giro spettacoli
visibili con quattro carabattole, senza scenografie particolari. Se può
notare la scenografia dello spettacolo di questa sera ha ben sei postazioni
tutte praticabili. Consiglio a chi desidera intraprendere la strada teatrale di
farlo. In un primo momento di provare a recitare organizzando delle recite
dinanzi ai propri amici, anche in un piccolo teatrino e vedere le loro
reazioni. Se le reazioni sono belle ed interessanti, poi saranno belle ed
interessanti pure con un pubblico vero. Saprà se coltivare o meno questa
professione, poi sono importanti le scuole per affinarsi, per la dizione.
Studiare l’Arte della recitazione, l’uso della maschera e tanto altro. E
soprattutto c’è la scuola del palcoscenico, “mettersi in quinta” e osservare i
grandi!
Maria Rosaria Verrone:
E” stato felicissimo quando suo figlio Lorenzo le ha comunicato di voler diventare un attore?
Geppy Gleijeses:
certamente! Lorenzo, all’età di nove anni, ha avuto la sua prima esperienza con uno “Dei figli di Liolà”, in seguito ha fatto altri spettacoli, in Italia, con me, con la mia regia o con altri registi. Poi ha deciso di andare all’estero, probabilmente anche per intraprendere una strada autonoma, tutta sua. E’ diventato un allievo di Eugenio Barba, il più grande ricercatore del teatro sperimentale a livello mondiale e così si è trovato un’altra strada interessante che lui percorre con grande serietà e passione. Non sempre ma in alcune occasioni recitiamo insieme, come questa sera.
Geppy Gleijeses:
Maestro, io la ringrazio per la disponibilità e per tutto quello che ci regala con le sue indimenticabili interpretazioni. La lascio con l’augurio di un prossimo ritorno nel teatro La Provvidenza.

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