Cosentini, tra memoria e rinascita: ritorno alle radici nel cuore del Cilento
Ci sono luoghi che non si limitano a esistere: ti aspettano. Cosentini è uno di questi.
Ieri sono tornato nel mio amato Cilento, in questo piccolo borgo sospeso tra cielo e mare, dove lo sguardo si perde fino a Capri e, nelle giornate più limpide, arriva persino a sfiorare la Sicilia. Ma la vera bellezza di Cosentini non è solo nei panorami: è nel tempo che rallenta, nei silenzi pieni di storie, in quel senso profondo di appartenenza che ti avvolge appena metti piede tra le sue stradine.
Camminando tra i vicoli, ho scoperto un paese che sa rinnovarsi senza perdere la propria anima. Le piastrelle dipinte a mano, disseminate lungo il percorso, non sono semplici decorazioni: sono frammenti di identità, narrazioni visive che raccontano il Carnevale locale, i suoi personaggi, le tradizioni che resistono. La “Zita”, figura simbolica degli spettacoli estivi, rivive tra colori e memoria, mentre i QR code aggiungono un tocco contemporaneo, creando un ponte tra passato e presente, grazie anche all’impegno dell’associazione Euphoria.
E poi c’era mia madre accanto a me. Con lei, ogni passo diventava un viaggio nel tempo. I racconti sui nonni prendevano forma tra quelle pietre consumate: il bisnonno Angelo, “lo Speziale”, e la bisnonna Teresa tornavano a essere più che ricordi, presenze vive, quasi palpabili. In quel momento ho capito che Cosentini non è solo un luogo: è una dimensione della memoria, dove le storie personali si intrecciano con quelle di un’intera comunità.
Particolarmente toccante è stato l’incontro con la famiglia del priore Pasquale Chiariello, legato alla storica Confraternita del Santissimo Rosario. Un’istituzione antichissima, le cui radici affondano almeno nel XVI secolo, ma che, secondo la tradizione, potrebbe risalire addirittura all’anno 1000. Una rete di fede e appartenenza che univa Cosentini, Fornelli, Zoppi e Ortodonico: quest’ultimo cuore amministrativo e nobiliare, mentre gli altri borghi custodivano un’anima autentica.
Ma ciò che rende davvero speciale questo ritorno sono stati gli incontri. Volti, abbracci, storie che si ritrovano: Giuliana, Adriana e Cristina, arrivate da Bologna; lo zio “Ciccillo”, elegante simbolo della tradizione sartoriale emiliana; Rosalia, Filomena, Carmine, Gilda, Monica, Ivan e Rosellina, persone del posto e amici storici; Don Giovanni il parroco di questo meraviglioso borgo e Alberto, con la sua anima teatrale capace di dare voce ai luoghi.

Cosentini oggi è un equilibrio raro: custodisce il passato senza nostalgia sterile e guarda al futuro senza tradire sé stesso. È un museo a cielo aperto, sì ma soprattutto è un luogo vivo, che respira attraverso le persone che lo abitano e lo amano.
Per questo l’invito non è turistico, è personale: ci vediamo questa estate a Cosentini.
Perché certi luoghi non si visitano. Si riconoscono.
Giorgio Mellucci
