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D’ANGELO: «CASE DI COMUNITÀ, IL RISCHIO È LA REGIONALIZZAZIONE DELLA MEDICINA TERRITORIALE»

Secondo il presidente dell’OMCeO della provincia di Salerno, «ogni Regione va verso la realizzazione di un suo modello con conseguenze anche sull’efficienza ospedaliera».

📅 · 📰 SaluteSalerno

30042026 pres giovanni d angelo

Comunicato Stampa

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«La prima cosa da sottolineare è che il problema relativo alle Case di Comunità viene per lo più affrontato imperniandolo sull’apertura o meno delle stesse. Questo è sicuramente un problema, sia dal punto di vista amministrativo che economico, ma non è l’unico. La realtà è che la questione delle Case di comunità, oltre ad aver messo in evidenza la discrepanza politica nella visione della medicina territoriale a livello governativo, sta mettendo in evidenza ancor di più la discrepanza regionale nell’applicazione del modello di sanità territoriale e, più in generale, la regionalizzazione di tutto il sistema sanitario», così Giovanni D’Angelo, presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Salerno, sulla medicina territoriale e la questione delle Case di Comunità.

«In altre parole, ci sono Regioni - come l’Emilia Romagna, la Toscana e il Veneto - che hanno già strutturato il tutto secondo linee di un modello che in parte già praticavano, e ci sono Regioni che, invece, si trovano in una situazione di affanno – continua il presidente - Il rischio è che ogni Regione realizzi un suo modello con conseguenze anche sull’efficienza ospedaliera. Se la medicina territoriale funziona, funzionerà meglio la medicina ospedaliera, realizzando così un risparmio economico complessivo. La Campania, in questo panorama, è una delle Regioni che, con grande sforzo e impegno, ha realizzato alcuni degli obiettivi previsti dal Pnrr in questo settore. In particolare, una nota di merito va alla Asl Salerno».

Secondo D’Angelo, «questo problema della regionalizzazione della sanità era emerso con forza nel periodo del Covid, ma adesso stiamo facendo l’opposto di quello che il Covid ci ha insegnato. Non significa che non debbano esserci differenze che rispecchino le diverse esigenze territoriali, ma che le differenze debbono essere inquadrate nell’ambito di una cornice comune che renda unico l’obiettivo finale». Quindi, conclude il presidente dell’OMCeO Salerno, «bisogna decidere qual è il modello che vogliamo applicare, altrimenti sorgeranno altri problemi, con il rischio di avere una medicina territoriale difforme tra Nord, Centro e Sud con risultati differenti e non misurabili, anche ai fini di una valutazione. La regionalizzazione ha accontentato la politica, ma non ha reso giustizia al cittadino e alle sue esigenze».

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