Salerno – Filiere sostenibili della Piana del Sele, report e 30 milioni per la filiera bufalina
“Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina” è il lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum e Serino e soprattutto BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti Campania, Confagricoltura Salerno e di numerose imprese della filiera.
Il report è stato presentato da Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, Camillo Catarozzo, presidente del CdA di BCC Campania Centro, Rosario Pingaro, presidente del CdA di BCC Capaccio Paestum e Serino, e Pasquale Lucibello, vicepresidente vicario di BCC Magna Grecia. A illustrare il rapporto è stato Marco Frey, presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Symbola.
Al confronto hanno preso parte anche Lazzaro Iemma, responsabile nazionale FNC bufalina di Confagricoltura, Angelica Agosta, presidente e co-fondatrice di Aionergy e membro del Comitato scientifico di Fondazione Symbola, Luigi Frunzo, consulente scientifico Bioenergy Serre, professore e ingegnere dell’Università Federico II, e Gaetano Locci, responsabile amministrativo del Consorzio di tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP. A concludere i lavori sono stati Fulvio Bonavitacola, assessore della Regione Campania alle Attività produttive e allo sviluppo economico, e Andrea Prete, presidente della Camera di Commercio di Salerno.
Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione. Sono state mappate oltre 30 soluzioni e tecnologie green per ridurre costi energetici, migliorare l’efficienza dei processi produttivi e produrre valore a partire dai sottoprodotti della filiera.
Accordo e plafond
In occasione dell’evento di Salerno è stato firmato l’accordo per l’attivazione di un plafond del valore di 30 milioni di euro da parte delle tre BCC della Piana del Sele, in collaborazione con Fondazione Symbola, Coldiretti Campania e Confagricoltura Salerno, per accompagnare le imprese nell’adozione di soluzioni e tecnologie green.
Le associazioni di categoria firmatarie, Coldiretti Campania e Confagricoltura Salerno, promuoveranno lungo tutta la filiera questo strumento finanziario dedicato al comparto bufalino, mentre Fondazione Symbola sosterrà il valore strategico del plafond messo a disposizione dalle BCC del territorio per favorire una maggiore competitività e sostenibilità.
Il lavoro non si limita a indicare interventi potenzialmente efficaci, ma punta a creare le condizioni per la loro concreta diffusione. Alla mappatura tecnica si affianca infatti un plafond dedicato di 30 milioni di euro, messo a disposizione dalle tre banche promotrici a tassi agevolati, con l’obiettivo di ridurre le barriere all’investimento e accelerare l’implementazione degli interventi lungo l’intera filiera.
È stato inoltre sottolineato che, nell’ambito del plafond complessivo, un primo intervento da 2 milioni di euro è già stato deliberato dalle tre BCC con il coinvolgimento del Gruppo Iccrea ed è in fase di perfezionamento. Si tratta di un’operazione innovativa di finanziamento con pegno rotativo su merci, nello specifico sul latte, a sostegno dello stoccaggio del latte bufalino e finalizzata a favorire la sostenibilità economica degli allevatori riuniti in OP, organizzazioni di produttori.
I numeri della filiera
La filiera bufalina rappresenta un’arteria fondamentale del comparto lattiero-caseario italiano, uno dei settori di primaria importanza del sistema agroalimentare nazionale. Le condizioni climatiche e di allevamento hanno reso l’Italia un habitat ideale per le bufale, fino al riconoscimento ufficiale nel 2000, da parte del MiPAAF, della razza “Bufala mediterranea italiana”.
Nel nostro Paese è presente circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e il 95% di quello europeo. In Italia si contano circa 435.000 capi bufalini e di questi circa tre quarti sono allevati in Campania. La Piana del Sele vanta oltre il 25% del totale degli allevamenti e il 30,8% dei capi presenti in Campania.
La produzione di latte rappresenta l’orientamento primario degli allevamenti italiani di bufala, con oltre il 70%. Il principale prodotto derivante dal suo impiego è la Mozzarella di Bufala Campana DOP, nata in Campania secoli fa e divenuta nel tempo uno dei prodotti caseari più apprezzati dai consumatori di tutto il mondo. Tra gli altri prodotti tipici di bufala figurano anche burrata, ricotta, stracchino, scamorza e mascarpone.
Il progetto e le tecnologie
Il progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”, avviato nel 2024, nasce con l’obiettivo di individuare soluzioni e tecnologie in grado di rendere le filiere agroalimentari campane più sostenibili e, quindi, più competitive. Dopo un primo studio dedicato alla IV Gamma, il nuovo report concentra l’attenzione sulla filiera bufalina, con un focus specifico sulla realtà della Piana del Sele.
Il report è stato sviluppato attraverso un’attività di desk research finalizzata a individuare soluzioni già disponibili sul mercato per favorire la decarbonizzazione della filiera e rafforzarne qualità e competitività. A questa analisi si è affiancato un ciclo di interviste a esperti, operatori e associazioni di categoria del territorio, utile a ricostruire lo stato dell’arte nella Piana del Sele e a valutare il livello di adozione, o di adottabilità, delle soluzioni individuate.
L’analisi si concentra su sei macro-dimensioni che abbracciano l’intero ciclo produttivo: dalla sostituzione e riduzione dell’uso di sostanze chimiche alla gestione efficiente della risorsa idrica, dalla tutela del suolo e della biodiversità alla riduzione delle emissioni climalteranti, fino al recupero e valorizzazione dei sottoprodotti e all’adozione di packaging sostenibili, senza trascurare il benessere animale.
Sul fronte delle emissioni, nel report vengono richiamati studi relativi alla filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP, secondo cui i foraggi coltivati per l’alimentazione delle bufale sarebbero in grado di compensare la CO2 emessa lungo il processo produttivo della mozzarella DOP. Un risultato che, se confermato, offrirebbe la base per valorizzare il prodotto bufalino sul mercato globale come simbolo di qualità e responsabilità ambientale.
Nel campo della gestione idrica, vengono indicate soluzioni come la microirrigazione, i sistemi di recupero e riutilizzo delle acque reflue e le tecnologie di sanificazione a base di ozono, capaci di ridurre drasticamente i consumi e gli sprechi in tutte le fasi della filiera. Tra le tecnologie citate figurano anche impianti agrivoltaici, collettori solari ad aria, raffrescatori evaporativi, pompe di calore ad alta efficienza, spazzole non elettriche e sistemi di refrigerazione a basso impatto ambientale.
Un ruolo centrale è attribuito anche alla valorizzazione dei sottoprodotti, come letame, liquami, siero e latticello, attraverso micro-impianti di compostaggio, impianti di biogas e biometano e la diffusione di imballaggi ecosostenibili per i prodotti finali. Il quadro che emerge è quello di una sostenibilità capace di diventare leva di efficienza, innovazione e valore.
Le dichiarazioni
“Il riconoscimento dell’UNESCO alla cucina italiana certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, saperi, territori e comunità, che va preservato come investimento sul futuro. In questo quadro si inserisce la filiera bufalina, eccellenza del Made in Italy nel mondo, con prodotti distintivi come la Mozzarella di Bufala Campana DOP. Oggi questa filiera, come evidenziato nel rapporto, si confronta con la sfida della transizione verde, resa ancora più urgente dall’instabilità dei costi energetici e delle materie prime, e da un nuovo orientamento dei mercati che associano sempre più la sostenibilità alla qualità di beni e servizi. Puntare sulla sostenibilità vuol dire quindi aiutare questo tessuto imprenditoriale a diventare più autosufficiente, competitivo, a misura d’uomo e per questo più capace di futuro”, dichiara Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola.
“La presentazione dello scorso maggio del rapporto sulla filiera bufalina della Piana del Sele presso il Senato della Repubblica ha rappresentato un importante riconoscimento per un comparto che costituisce una delle principali eccellenze economiche e produttive del nostro territorio. Oggi, però, è il momento di trasformare le analisi e le prospettive emerse in azioni concrete. Il lavoro realizzato con Fondazione Symbola e le BCC partner dimostra che sostenibilità e competitività possono crescere insieme. Le innovazioni individuate e il plafond di 30 milioni di euro messo a disposizione dal Credito Cooperativo vogliono offrire alle imprese strumenti reali per affrontare le sfide della transizione ecologica e rafforzare la propria presenza sui mercati. Come BCC Campania Centro crediamo che il futuro della filiera bufalina dipenda dalla capacità di fare rete tra imprese, istituzioni e comunità locali. Accompagnare questo percorso significa investire nello sviluppo del territorio, creare opportunità per i giovani e valorizzare un patrimonio che appartiene all’intera Campania”, afferma Camillo Catarozzo, presidente di BCC Campania Centro.
“Lo sforzo delle banche promotrici e della Fondazione Symbola è quello di individuare innovazioni tecnologiche capaci di rendere gli allevamenti bufalini sempre più compatibili dal punto di vista ambientale e, allo stesso tempo, più efficienti sotto il profilo produttivo. Un’innovazione che non nasce sempre nei laboratori, ma che spesso è anche ‘combinatoria’: frutto del trasferimento alla filiera bufalina di esperienze e soluzioni maturate in settori completamente diversi. La presentazione del rapporto al Senato della Repubblica ha rappresentato un importante riconoscimento del valore strategico di questo percorso e ha confermato la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, sistema del credito e imprese per accompagnare concretamente la transizione sostenibile della filiera. La filiera bufalina è parte integrante dell’identità e dell’economia della Piana del Sele e la sfida, oggi, è trasformare le analisi e le opportunità individuate in investimenti concreti e diffusi, mettendo a disposizione delle imprese conoscenze, strumenti finanziari e soluzioni innovative in grado di accrescere sostenibilità, efficienza e competitività. Come BCC Capaccio Paestum e Serino vogliamo essere parte attiva di questo cambiamento, sostenendo investimenti e progetti capaci di generare innovazione, valore e nuove opportunità di sviluppo per il territorio”, sottolinea Rosario Pingaro.
Particolare rilievo assume la posizione di BCC Magna Grecia. “La filiera bufalina della Piana del Sele rappresenta una straordinaria sintesi di tradizione produttiva, identità territoriale e capacità di innovazione. Accompagnarne l’evoluzione verso modelli sempre più sostenibili significa promuovere non solo la competitività delle imprese, ma anche la tenuta sociale ed economica di un’area che in questa filiera riconosce una componente essenziale del proprio futuro. Per BCC Magna Grecia, questo vuol dire essere concretamente al fianco di allevatori, trasformatori e imprese che ogni giorno custodiscono e rinnovano questa eccellenza, supportandoli nei percorsi di innovazione e sostenibilità. Investire nella filiera bufalina significa rafforzare un patrimonio identitario ed economico decisivo per la crescita della Piana del Sele e delle comunità che la abitano”, dichiara Pasquale Lucibello, vicepresidente vicario di BCC Magna Grecia.

“Gli studi e le analisi del sistema camerale confermano la straordinaria forza dell’agroalimentare nell’economia della provincia di Salerno, un ecosistema dove il comparto lattiero-caseario rappresenta una delle punte di diamante, capace di muoversi in perfetta sinergia con il settore conserviero e più in generale con l’agricoltura d’eccellenza della Piana del Sele. Questo territorio esprime un valore produttivo formidabile, ma le sfide globali ci impongono un salto di qualità che abbiamo già ampiamente anticipato e tracciato nelle scorse edizioni dell’evento Agrifood Future. Non esiste una reale crescita di lungo periodo senza la capacità di coniugare lo sviluppo economico con la salvaguardia dell’ambiente. Per le nostre imprese, la chiave della competitività futura risiede nell’accelerazione della doppia transizione, ecologica e digitale: l’innovazione tecnologica e i processi green non devono essere percepiti come vincoli normativi, bensì come i pilastri strategici per proteggere l’autenticità delle nostre filiere e proiettarle con successo sui mercati internazionali”, conclude Andrea Prete, presidente di Unioncamere e della Camera di Commercio di Salerno.
Il rapporto può essere scaricato su www.symbola.net.
