“Cilento Selvaggio”, interviene sulla questione anche Francesco Palmieri, amministratore Ass. Ambiente e Vita Selecontrollori Parco
In qualità di amministratore comunale e componente del gruppo organizzatore della manifestazione “Cilento Selvaggio”, sento il dovere istituzionale e morale di intervenire nel dibattito che si è sviluppato in questi giorni, affinché la discussione torni ad essere fondata sui fatti, sul diritto e sul rispetto reciproco, piuttosto che su letture ideologiche e ricostruzioni prive di fondamento normativo.
Assistiamo, infatti, ad una narrazione che tende a trasformare una manifestazione culturale e territoriale in un presunto caso di incompatibilità con le finalità del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Una narrazione che, tuttavia, non trova alcun riscontro nella normativa vigente.
È opportuno ribadirlo con assoluta chiarezza: non risulta violata alcuna disposizione di legge, né alcuna norma contenuta nello Statuto dell’Ente Parco. Chi sostiene il contrario ha il dovere, prima ancora che il diritto, di indicare quale articolo di legge sarebbe stato disatteso. Fino ad oggi abbiamo ascoltato soltanto affermazioni di carattere politico o ideologico, ma nessuna dimostrazione giuridica.
Ed è proprio questo il punto centrale della vicenda.
In uno Stato di diritto non si può confondere ciò che non si condivide con ciò che è illegittimo.
La caccia è un’attività disciplinata dall’ordinamento italiano. Piaccia o non piaccia, rappresenta una realtà riconosciuta dalla legge e sottoposta a una delle regolamentazioni più rigorose esistenti: esami di abilitazione, porto d’armi, licenza, assicurazione obbligatoria, calendari venatori, limiti temporali, limiti territoriali, specie cacciabili, controlli amministrativi e penali. È un’attività che vive entro confini normativi ben definiti.
Per questo motivo trovo profondamente ingiusto e culturalmente pericoloso il tentativo di criminalizzare un’intera categoria di cittadini.
I cacciatori non sono delinquenti.
Sono uomini e donne che esercitano un’attività prevista dalla legge dello Stato e che, come qualsiasi altro cittadino, devono essere giudicati esclusivamente per il rispetto o meno delle norme, non per pregiudizi ideologici.
Ancora più paradossale appare questa campagna di delegittimazione se si considera che proprio il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, oggi evocato come simbolo dell’incompatibilità tra tutela ambientale e cultura venatoria, affronta quotidianamente una delle più complesse emergenze faunistiche del nostro territorio: quella della proliferazione incontrollata dei cinghiali.
Per fronteggiare questa situazione, l’ordinamento prevede l’impiego dei selecontrollori, vale a dire cacciatori specificamente formati, qualificati e autorizzati, che operano nell’ambito dei piani di controllo faunistico approvati dagli enti competenti.
Ciò dimostra un principio molto semplice ma spesso dimenticato: la figura del cacciatore, quando opera nel rispetto della legge e delle competenze istituzionali, non è un problema per l’ambiente, ma può rappresentare parte della soluzione.
Ed è proprio per questo che sorprende il tentativo di trasformare una manifestazione pubblica in uno scandalo nazionale.
“Cilento Selvaggio” non nasce per promuovere attività venatorie all’interno del Parco, cosa che nessuno ha mai sostenuto e che sarebbe comunque vietata dalle norme vigenti.
Nasce per creare un momento di confronto tra istituzioni, tecnici, mondo scientifico, agricoltori, cinofili, operatori economici e associazioni, affrontando temi che riguardano la gestione della fauna selvatica, la biodiversità, il rapporto tra uomo e ambiente, la cinofilia, le produzioni locali e le tradizioni delle aree interne.
Ridurre tutto questo alla sola parola “caccia” significa scegliere deliberatamente una semplificazione utile esclusivamente ad alimentare lo scontro.
In tal senso risultano particolarmente significative anche le considerazioni espresse dal professor Domenico Fulgione, zoologo e docente universitario, che ha richiamato tutti alla necessità di affrontare il tema della gestione della fauna selvatica con rigore scientifico, evidenziando come il confronto debba poggiare su dati, competenze e conoscenze, non su contrapposizioni ideologiche o emotive. È un invito che dovrebbe essere accolto da chiunque abbia realmente a cuore il futuro del nostro territorio.
La politica dovrebbe avere il coraggio di confrontarsi con la complessità, non alimentare divisioni.
Come amministratore continuerò a difendere il diritto delle comunità locali a valorizzare le proprie tradizioni, la propria cultura e le proprie eccellenze nel pieno rispetto delle leggi e delle istituzioni.
Difenderò sempre il principio secondo cui la legalità si misura nelle norme e nei comportamenti, non nelle simpatie personali.
Si può essere favorevoli o contrari alla caccia.
Si può discutere dell’opportunità culturale di una manifestazione.
Si possono avere idee profondamente diverse.
Quello che non è accettabile è trasformare il dissenso politico in una presunta violazione di legge, perché questo significa alimentare una narrazione falsa, delegittimare il lavoro delle istituzioni e mancare di rispetto a migliaia di cittadini onesti.
Il Cilento ha bisogno di confronto, non di contrapposizioni precostituite.
Ha bisogno di amministratori che abbiano il coraggio di affrontare i problemi reali, di una gestione della fauna fondata sulla scienza, di un dialogo costante tra istituzioni e territori e della capacità di valorizzare tutte le componenti del mondo rurale.
È su questa strada che continueremo a lavorare, con serietà, trasparenza e senso delle istituzioni, certi che il rispetto della legge rappresenti il primo e più importante valore da difendere.
Francesco Palmieri, amministratore Ass.Ambiente e Vita Selecontrollori Parco

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