La Voce dei Secoli: il canto senza tempo di Fornelli tra i Palazzi Greco e Landulfo
Ci sono sere in cui il teatro smette di essere soltanto spettacolo e diventa memoria, identità, incontro. Sere in cui le pietre antiche sembrano tornare a parlare e una comunità ritrova, attraverso la cultura, il senso profondo delle proprie radici.
È accaduto a Fornelli, nel territorio del Comune di Montecorice, dove lo spazio monumentale compreso tra Palazzo Greco e Palazzo Landulfo ha fatto da straordinaria cornice alla rappresentazione della commedia O Scarrafone, con la regia di Antonio Severino. Una serata intensa e partecipata che ha regalato al pubblico non soltanto teatro, ma un vero e proprio viaggio nella memoria del Cilento, nelle sue tradizioni e in quei valori comunitari che per generazioni hanno tenuto unite le persone e i piccoli borghi.
Al centro della vicenda si staglia la figura di Alberto, protagonista che diventa simbolo di dignità, coraggio e riscatto. La sua opposizione all'arroganza e al potere del Barone non è soltanto il conflitto tra due personaggi, ma assume un significato più ampio: è la voce di una comunità che decide di non arrendersi, di recuperare la propria forza e di ritrovare nella solidarietà lo strumento per affrontare le ingiustizie.
Ed è proprio attraverso Alberto che il passato torna a vivere.La socia, antica forma di collaborazione e scambio legata al lavoro nei campi, e la chiova, la grande chiamata collettiva in cui il lavoro diventava occasione di incontro, aiuto reciproco e festa, diventano nella rappresentazione simboli di una civiltà fondata sulla condivisione.
Erano tempi in cui nessuno poteva farcela da solo. Un campo da lavorare, un raccolto da portare a termine, una difficoltà da superare diventavano responsabilità di tutti. La fatica si trasformava così in solidarietà e la solidarietà in comunità.
È questo il messaggio più profondo che O Scarrafone riesce a consegnare al pubblico: ciò che appartiene al passato non deve necessariamente rimanere confinato nella memoria, ma può diventare una chiave per interpretare il presente e costruire il futuro.
La regia di Antonio Severino ha saputo valorizzare questa dimensione, trasformando la rappresentazione in un momento di riflessione collettiva. Tra le antiche architetture di Fornelli, la vicenda raccontata sul palcoscenico ha assunto una forza particolare. Palazzo Greco e Palazzo Landulfo non sono stati semplicemente uno sfondo scenografico: sono diventati parte integrante del racconto, custodi silenziosi di una storia fatta di generazioni, sacrifici, tradizioni e trasformazioni.
Il teatro, in questo contesto, ha svolto la sua funzione più nobile: mettere in relazione le persone con i luoghi e i luoghi con la loro memoria. E così la storia di Alberto è diventata, idealmente, la storia di una comunità intera.
La serata ha assunto anche un significato più ampio perché inserita nel percorso de “Le Sere d’Estate”, la rassegna che ha accompagnato l’estate del Comune di Montecorice attraverso i suoi borghi e le sue frazioni.
Da Fornelli ad Agnone, da Cosentini a Zoppi, passando per Ortodonico e tutte le altre comunità del territorio, la cultura ha rappresentato un filo capace di unire realtà diverse sotto un'unica identità. È proprio questa la forza di una rassegna diffusa: portare gli eventi nei luoghi della comunità, restituire vita alle piazze, ai palazzi, alle chiese e agli angoli più suggestivi dei borghi e permettere a residenti e visitatori di riscoprire un territorio non soltanto attraverso le sue bellezze, ma attraverso le persone che lo abitano.
“Le Sere d’Estate” si chiudono dunque con una consapevolezza importante: investire nella cultura significa investire nella comunità. Un evento può durare una sera, uno spettacolo può terminare con l'ultimo applauso, ma ciò che resta è l'incontro. Restano le emozioni, le relazioni, la consapevolezza di appartenere a un territorio e la possibilità di raccontarlo alle nuove generazioni.
A rendere ancora più suggestiva la serata è stata la presenza, nel panorama architettonico circostante, della maestosa Chiesa di San Pietro, che dialoga idealmente con Palazzo Greco e Palazzo Landulfo. La chiesa rappresenta una delle testimonianze della storia e della devozione che hanno attraversato questo territorio. Il ricordo dello storico intervento di restauro promosso dalla famiglia Malzoni richiama una stagione in cui la tutela del patrimonio rappresentava anche una forma concreta di amore verso la propria terra.
Il patrimonio storico non è qualcosa di immobile. È una responsabilità che passa da una generazione all'altra. Restaurare una chiesa, conservare un palazzo, recuperare una tradizione, riportare in scena un'antica storia significa impedire che il tempo cancelli ciò che siamo stati.
Ed è proprio questo il valore di serate come quella vissuta a Fornelli: mettere insieme arte, storia, memoria e futuro.
In un'epoca in cui i piccoli borghi rischiano di vivere sempre più isolamento e spopolamento, il messaggio arrivato da Fornelli assume un significato ancora più forte. La risposta non può essere soltanto conservare ciò che resta, ma creare nuove occasioni di incontro, collaborazione e partecipazione.
Fare rete tra le frazioni, valorizzare le diverse identità locali e, allo stesso tempo, costruire un'identità territoriale comune può diventare una delle chiavi per immaginare un futuro diverso. Il teatro, la musica, le tradizioni popolari, il patrimonio architettonico e la memoria orale possono diventare strumenti di promozione culturale e turistica, ma soprattutto strumenti per restituire ai cittadini l'orgoglio di appartenere a questi luoghi.
Fornelli, con la sua serata, ha dimostrato che anche un piccolo borgo può diventare un grande palcoscenico quando riesce a raccontare la propria anima.
Quando le luci dello spettacolo si sono lentamente spente e il silenzio è tornato a posarsi sulle pietre antiche, non è finita soltanto una rappresentazione teatrale.
È rimasto un messaggio: quello di una comunità che vuole ricordare senza vivere di nostalgia, che guarda al passato per trovare gli strumenti con cui costruire il futuro. Quello di un territorio che può ritrovare forza se le sue frazioni, i suoi borghi e le sue persone imparano ancora una volta a camminare insieme.
La conclusione de “Le Sere d’Estate” diventa così non un punto fermo, ma un nuovo inizio.
Perché il vero spettacolo, quello che continua anche quando il sipario è ormai calato, è la vita stessa dei borghi.
E finché nelle piazze dei borghi cilentani continueranno a risuonare voci, racconti, musiche e applausi, finché le antiche tradizioni saranno custodite e trasmesse, finché le comunità sapranno riconoscersi come parte di una storia comune, la luce di Fornelli continuerà a brillare.
Una luce fatta di memoria, cultura e appartenenza. Una luce capace di trasformare il passato in futuro.
Giorgio Mellucci

Marina di Camerota - Casa Vacanze