Vallo della Lucania Teatro La Provvidenza “Sirene, Sciantose, Malafemmine ed altre storie di Donne Veraci”
Intervista alla protagonista cantante di Maria Rosaria Verrone
Maria Rosaria Verrone:
È un immenso piacere per me incontrarla e intervistarla dal momento che, dal 1996, mi lascio incantare dalla sua voce nella sigla di “Un Posto al sole”. Se mi permette io vorrei partire proprio da un Posto al sole! Lei che è l’anima musicale del mondo napoletano come vive questa realtà di essere diventata, grazie alla sua voce rassicurante, una presenza costante, rituale direi, per tanti milioni di italiani e da tantissimi anni?
Monica Sarnelli:
Essere diventata una presenza positiva e importante, devo dire che mi riempie il cuore di gioia perché, oltretutto, “Un posto al sole” è una soap opera che non stanca mai, anzi più passano gli anni e più ha successo. Quindi, ovviamente, essere la voce di un programma così longevo mi riempie di gioia. Inoltre, “Un posto al sole” ha un significato forte per me in quanto è un’ eccellenza napoletana; quindi, io che amo e adoro la mia città, a cui devo molto ovviamente, sono contenta di poter, dopo trent'anni, parlarne ancora in maniera entusiasta.
Maria Rosaria Verrone:
So che questo spettacolo le è molto caro perché, attraverso la canzone napoletana, mette al centro l’universo femminile in tutte le sue sfaccettature e sfumature, dalla Sirena del Mito alla Malafemmina di Totò. Quale potrebbe essere il tratto comune che unisce queste donne, dal suo punto di vista, e come pensa che la donna napoletana, e non solo, sia cambiata oggi?
Monica Sarnelli:
Sì, certo, sappiamo tutti i problemi della donna.
Questo è uno spettacolo che io porto in scena dal 2015, purtroppo è ancora così attuale. Dico “purtroppo” perché c’è sempre la necessità di parlare di noi donne e ce ne sarebbe bisogno ancora di più. Spero che questo mio spettacolo possa scuotere le coscienze. Sicuramente la scrittura di Federico Vacalebre ha reso questo spettacolo divertente, pur toccando un argomento che è molto delicato, quello appunto del maschilismo sempre presente, anche nella canzone napoletana, da sempre. Io mi sento un po' protagonista in ognuna di queste donne e quindi penso che, per le donne napoletane, il filo conduttore sia sempre lo stesso, quello della passione, dell’amore che ci accomuna. In questo nulla è cambiato perché, parliamoci chiaro, noi che siamo considerate il sesso debole, siamo deboli perché ci lasciamo dominare dall’amore, quell’amore che ci fa soffrire, da sempre. Gli uomini, invece, sono più materialisti!
Maria Rosaria Verrone:
Quale delle canzoni di questo spettacolo ritiene più maschilista?
Monica Sarnelli:
Bella domanda, non me l’ha fatta mai nessuno. Non ci ho mai pensato…fammi pensare, tra poco vado ad individuarla… la canzone più maschilista? Malafemmina, meglio di questa? L’abbiamo messa proprio per prima. Totò tradiva la moglie e chiamava la moglie Malafemmina perché lui non sopportava che lei lo tradisse. Siamo proprio nel colmo!
Maria Rosaria Verrone:
Il finale dello spettacolo tocca corde molto intime perché accenna ad un amore tra donne. È una scelta per provocare il pubblico più tradizionale oppure per dare un messaggio politico e sociale?
Monica Sarnelli:
No, assolutamente, questa è stata una scelta di Federico Vacalebre che ha scritto lo spettacolo. Secondo lui il fulcro di questa scelta è stato quello di voler precisare che NO vuol dire NO e SI’ vuol dire SI.
Marea che in questo caso diventa Parea. È un omaggio alla dualità della donna napoletana: potente come il mare ma anche fragile e artificiosa come una diva sul palco. Quindi, ritornando alla domanda , se io ho deciso di fare l’amore con te, lo decido io e quindi ci deve essere il consenso da parte mia. Se non c’è il consenso vuole dire NO. L’amore come libertà tra due donne e, ovviamente, anche libertà tra due uomini.
Maria Rosaria Verrone:
Marisa Russo, la giornalista che mi ha delegato per questa intervista, vorrebbe sapere se quella giarrettiera, che indossa spesso, sia di cuoio come sembrerebbe. Se sì, cosa rappresenterebbe?
Monica Sarnelli:
È perché vuole dare un messaggio anche di modernità a questo spettacolo. Noi abbiamo sempre visto le sciantose in un certo modo; quindi, Federico se le immagina un po’ Far West, per dare un accenno all’America anche perché ci sono degli arrangiamenti molto attuali e moderni. C’è questo paradosso, alcune canzoni, sono fatte con il quintetto, il pianoforte, il violino, il violoncello e quindi sono molto intime, emozionanti. Le altre, invece, hanno degli arrangiamenti più moderni e quindi, lì, anche la giarrettiera è moderna.
Maria Rosaria Verrone:
Cosa pensa delle canzoni attuali sia come testi che come musica?
Monica Sarnelli:
Dico che rispecchiano i tempi che viviamo. Noi viviamo tempi complicati, tempi difficili. C’è la guerra, il femminicidio e tanti altri problemi, quindi le canzoni rispecchiano la realtà, Stranamente sono più i giovani che portano testi più profondi. Altri sono testi spesso facili e quando si va incontro alla canzonetta, con questo non voglio offendere tale genere, dovrebbe essere una canzonetta facile da cantare, che non sia difficile da interpretare o da capire per il significato che vuole trasmettere. Quindi la musica moderna rispecchia i tempi che viviamo.
Maria Rosaria Verrone:
Un suo pensiero riguardo alle critiche che ha suscitato la vittoria di Sal Da Vinci, nell’ultimo Festival di Sanremo.
Monica Sarnelli:
Io dico che la critica è insita proprio nell’essere umano.
Penso che Sal stia volando in alto, merita tutto il successo che sta avendo.
Con questa canzone ha dato un forte messaggio d’amore. Ce n’è bisogno anche se l’hanno preso in giro in quanto sappiamo che questo mondo sia pieno di separati, divorziati. Io lo vedo come un augurio e quindi ringrazio Sal. Lo ringrazio anche per aver dedicato la sua vittoria a Napoli e a tutti i suoi colleghi. Che altro dire, Sal ha una voce straordinaria, è bravissimo!
Maria Rosaria Verrone:
Io la ringrazio e sarà un piacere vedere lo spettacolo. Potrà, fra qualche giorno, leggere l’intervista online in Cilento Notizie e sulla Pagina Facebook Teatro La Provvidenza Recensioni a cura di Marisa Russo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
