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Una scelta possibile, riciclo e riuso dei pannolini

📅 · 📰 AmbienteCilento

Bambino con pannolino
Credits Foto OpEd

foto del giornalista Paolo Abbatedi Paolo Abbate
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“Ogni bambino nei primi tre anni di vita consuma in media 5000 pannolini usa e getta, pari a circa una tonnellata di rifiuti (ovvero il 3% dei rifiuti urbani annui)”.

E’ evidente che è estremamente necessario trovare un modo per raccogliere e riciclare i pannolini usati. Si risparmierebbero così quel 77% di pannolini che viene smaltito in discarica , e quel rimanente 23% che finisce nell'inceneritore.

Ebbene il Centro Riciclo Vedelago (TV) e il Comune di Ponte delle Alpi (BL) ci hanno pensato e stanno dando vita al primo tentativo sperimentale in Italia di raccolta e riciclo dei pannolini usati. Questa notizia ci viene da un giornale on line ( Il Cambiamento del 5 gennaio 2012) e rappresenta veramente un modo di esercitarsi “ad usare sempre un po' di creatività” , soprattutto da parte dei Comuni “ per ridurre gli sprechi e recuperare risorse instaurando cicli virtuosi di buone pratiche”.

Il processo di recupero prevede, anzitutto, la raccolta separata di pannolini e pannoloni ad opera del Comune – si legge ancora nell’articolo citato -; quindi i materiali raccolti vengono sterilizzati e separati con un processo meccanico, tanto da ottenere così materiali diversi come plastica e cellulosa, riutilizzabili per possibili oggetti e per ottenere carta e cartoni.
“Si calcola che tali processi contribuiscono a recuperare 2500 tonnellate annue di materiali ed a ridurre di 17Kg l'anno il particolato derivante dall'accumulo dei rifiuti”.
Ebbene si fa tanto parlare, anche nel Cilento che ospita il più grande e blasonato parco d’Italia, della necessità di discariche di rifiuti e addirittura di un inceneritore. Quando invece si potrebbe seguire l’esempio che ci viene dal Centro di Vedelago e dal comune di Ponte delle Alpi. Si guadagnerebbe in salute, facendo ameno dell’inceneritore che rilascia monossido di carbonio, si consumerebbero meno risorse (la plastica e la carta) ed infine si risparmierebbe denaro, in quanto ogni famiglia paga la Tariffa d'igiene ambientale (TIA) a volume, cioè la frazione residua secca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicazione di Paolo Abbate - Contenuto originale

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