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MODA E INQUINAMENTO

📅 mercoledì 19 dicembre 2012 · 📰 AmbienteCilento

19122012 sabbiatura jeans
Credits Foto OpEd

foto autoredi Paolo Abbate | Blog

L’Occidente ricco va matto per gli indumenti alla moda e il Sud del mondo muore avvelenato.


La tecnica per rendere scoloriti o sfumati i nostri pantaloni è spesso utilizzata nei laboratori dell'economia sommersa di Paesi come il Bangladesh, l'Egitto, la Cina, la Turchia, il Brasile e il Messico, nei quali vengono prodotti i jeans venduti in Europa ed in Nord America.

La sabbiatura dei jeans,ad esempio, è un processo abrasivo per lisciare o formare superfici (non solo tessuti, ma anche ceramica ed altri materiali) su cui la sabbia viene sparata ad alta pressione. “Una tecnica che invecchia il denim (il tessuto più utilizzato per il confezionamento dei jeans) a danno della salute di chi lo deve trattare. E così chi lavora contrae una forma acuta di silicosi, malattia polmonare mortale". La situazione più allarmante si è riscontrata in Turchia, dove si sono documentati 46 casi di decesso di sabbiatori a causa della silicosi.

Ma non è tutto, perchè giganti dell'industria dell'abbigliamento sportivo permettono l’uso di inquinanti tossici nella propria catena produttiva nel Sud del mondo. Le analisi di Greenpeace infatti indicano la presenza di alchilfenoli e composti per fluorurati - sostanze usate in alcune fasi della produzione tessile e considerate pericolose perché alterano il sistema ormonale dell'uomo e agiscono anche a basse concentrazioni - localizzati rispettivamente sul delta del fiume Yangzte - il fiume più lungo della Cina che fornisce acqua potabile a circa 20 milioni di persone - e del fiume delle Perle.

Un rapporto dell’associazione (luglio 2011) rivela che composti pericolosi per salute e ambiente vengono usati nella produzione di abiti sportivi di brand internazionali. “Su 78 articoli di abbigliamento e scarpe sportive acquistati da Greenpeace in 18 differenti paesi in tutto il mondo, fra cui anche l’Italia, 52 prodotti appartenenti a 14 marche sono risultati positivi al test sui nonilfenoli etossilati (NPE)”.

greenpeace abbigliamento


Il nonilfenolo è persistente perché non si degrada facilmente, bioaccumulante perché si accumula lungo la catena alimentare e può alterare il sistema ormonale dell’uomo anche a livelli molto bassi. Si stima che circa il 70% di fiumi, laghi e riserve idriche risulti contaminato da diverse sostanze persistenti e bioaccumulanti, a un livello tale da posizionare la Cina come uno dei Paesi in cui l’inquinamento delle acque è fra i più alti al mondo.

Insomma c’è voluta una campagna (“Detox”) intensa e capillare di Greenpeace per costringere intanto Puma , Nike e Adidas, il secondo produttore al mondo di articoli sportivi, a ridurre a zero il rilascio di sostanze chimiche pericolose in tutta la sua filiera produttiva e nei prodotti entro il 2020.

“Greenpeace auspica che anche l’italiana Kappa salga presto a bordo della campagna per impegnarsi, in linea con Nike, Adidas e Puma, a eliminare totalmente l’uso dei composti pericolosi lungo tutta la catena produttiva".

Greenpeace - 18 Dicembre 2012 (da Il Cambiamento)

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